Tredici persone, appartenenti alle "minoranze" secondo il ministro della sicurezza interna Gilad Erdan, sono state arrestate in Israele con l'accusa di incendio volontario. Le fiamme negli ultimi giorni hanno bruciato numerosi edifici e hanno costretto 80'000 abitanti della regione di Haifa a trascorrere l'ultima notte fuori dalle loro case.
Diversi membri del Governo hanno accusato apertamente "terroristi nazionalisti" (palestinesi) di aver scatenato una "intifada di fuoco" approfittando della siccità, mentre il premier Benyamin Netanyahu, senza alludere apertamente ai roghi in corso, ha detto che qualsiasi incendio volontario costituirebbe un "atto di terrorismo".
La tesi è contestata non solo dagli arabi israeliani ma anche dal capo dei laburisti Isaac Herzog, che ha invitato a "non gettare olio sul fuoco", affermando che le cose "sono meno chiare di quanto sembrano".
Pompieri palestinesi in soccorso dei colleghi israeliani
Intanto 41 pompieri palestinesi sono giunti a dar man forte ai colleghi dello Stato ebraico, che ha accettato aiuti anche da Croazia, Cipro, Grecia, Italia, Russia, Turchia, Egitto e Giordania.
pon/ATS
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