Il segretario di Stato statunitense John Kerry è arrivato martedì sera a Gerusalemme per cercare di salvare il processo di pace israelo-palestinese, sul punto di implodere nuovamente. L’ANP non intende infatti proseguire i negoziati di fronte all’accelerazione della colonizzazione (è di domenica la notizia che 2'000 nuovi alloggi saranno costruiti nelle zone occupate o annesse).
Kerry, che smentisce l’esistenza di un piano B, deve incontrare sia il premier israeliano Benyamin Netanyahu che il presidente palestinese Mahmud Abbas. Le trattative, avviate in luglio, sono proseguite con una ventina di incontri nel corso degli ultimi tre mesi, con lo scopo di raggiungere un’intesa definitiva la prossima primavera.
Le posizioni permangono però molto distanti: da una parte si chiede che a servire da base per un accordo sia la ripartizione territoriale del 1967, prima dell’occupazione di Gerusalemme Est, della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. Lo Stato ebraico avrebbe invece chiesto quale riferimento la barriera di sicurezza costruita dal 2002, che ingloba la maggior parte delle colonie e dei pozzi d’acqua. Al riguardo, tuttavia, il suo Governo non fornisce conferme. Afferma di non voler commentare trattative in corso.
(ATS/pon)





