Per la prima volta dall’inizio del conflitto nel 2022, l’Ucraina ha lanciato più droni della Russia. È quanto emerge dai dati militari relativi a marzo 2026 analizzati da ABC News.
Come riferito dall’emittente statunitense, durante lo scorso mese Mosca ha reso noto l’abbattimento di 7’347 droni ucraini, un record mensile, con una media giornaliera di 237 velivoli a guida remota. Sul fronte opposto, l’Ucraina ha invece avuto a che fare con 6’462 droni russi, circa 208 al giorno, secondo le dichiarazioni ufficiali dell’esercito ucraino.
Il ritmo degli attacchi ucraini - ha scritto il Kyiv Post - è raddoppiato tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, passando da due a quattro diversi obiettivi colpiti ogni notte. Il numero dei droni impiegati per ogni raid è salito da 50-70 velivoli a 100-200, o anche di più nel caso di operazioni di grande portata. Nella notte tra il 17 e il 18 marzo, per esempio, sarebbero entrati nello spazio aereo russo tra i 250 e i 300 droni. Mosca ha parlato, per quella notte, di 238 intercettazioni.
Gli obiettivi in Russia
Nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 18 marzo del 2026, secondo gli archivi del Kyiv Post, le forze ucraine hanno condotto almeno 110 attacchi con droni contro obiettivi russi. Si tratta di raffinerie, porti petroliferi, basi militari, depositi di munizioni, e fabbriche di elettronica militare e di esplosivi.
Tra gli attacchi più significativi si contano quelli contro i porti russi di Ust-Luga e Primorsk sul Mar Baltico, essenziali per il commercio petrolifero. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, li ha definiti come “atti terroristici”.
Altri obiettivi confermati includono un impianto chimico nella regione di Stavropol, una fabbrica di elettronica militare a Sebastopoli, e installazioni per la riparazione di aerei vicino a Novgorod e Pskov.
In oltre quattro anni di guerra, la Russia riesce comunque a colpire con maggiore profondità i territori dell’Ucraina. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la portata dei droni del suo esercito arriva ora fino a 1’750 chilometri dal confine, raggiungendo regioni lontane come il Mar Caspio e la Siberia occidentale.
Difese aeree russe indebolite
L’impiego più frequente dei droni ucraini si spiega soprattutto con una sistematica campagna di distruzione dei sistemi di difesa aerea russi, in cui sono stati presi di mira in particolare i lanciatori degli intercettori di droni a bassa quota, come spiega il Kyiv Post.
Citato dalla testata, il gruppo di ricerca ucraino Oboronka afferma che “la distruzione sistematica dei sistemi missilistici terra-aria e degli impianti radar avviene a un ritmo tale che il complesso militare-industriale russo non ha il tempo di compensare le perdite”. Un’affermazione che non è tuttavia possibile verificare in modo indipendente.
Le ammissioni russe di una crescente vulnerabilità
Il Cremlino stesso riconosce la vulnerabilità. Sergei Shoigu, segretario del Consiglio di sicurezza russo, ha ammesso a marzo, durante una riunione di cui ha riferito l’agenzia di stampa russa TASS, che “lo sviluppo dei sistemi d’attacco utilizzati dall’Ucraina, in particolare i droni, e la sofisticazione delle tattiche impiegate sono tali che nessuna regione della Russia può considerarsi sicura”.
Il deputato della Duma, Andrei Gurulyov, tenente generale in pensione, è stato ancora più esplicito: la Russia è “troppo massiccia” per difendersi pienamente e “manca delle forze di difesa aerea necessarie per creare uno scudo protettivo continuo”.
Il petrolio russo nel mirino dell’Ucraina
Con il conflitto in Medio Oriente, l’Ucraina ha chiaramente identificato il settore energetico russo come obiettivo primario. Gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere mirano a prosciugare la principale fonte di finanziamento della macchina da guerra di Mosca. Volodymyr Zelensky ha giustificato questa strategia a febbraio, dichiarando: “Vladimir Putin vende petrolio, prende soldi e li investe in armi. E con queste armi uccide gli ucraini”. Si potrebbe quindi spiegare così il rafforzamento degli attacchi a marzo e forse anche ad aprile. E non necessariamente l’Ucraina sarà in grado di proseguire a lungo termine con questa strategia.
Fatto sta che alla fine di marzo un’inchiesta di Reuters ha rivelato che gli attacchi ucraini contro le infrastrutture portuali avevano temporaneamente ridotto del 40% circa la capacità di esportazione petrolifera russa. Le forze armate ucraine stimano che le consegne di petrolio di Mosca siano calate di circa 880’000 barili al giorno, che si traduce in una perdita di circa 100 milioni di dollari al giorno per la Russia.
“A poco a poco il sistema petrolifero e logistico del nemico perde la sua capacità di garantire esportazioni ininterrotte” ha dichiarato al New York Post Robert Brovdi, comandante di un’unità ucraina specializzata in droni. La pressione economica si rivela più efficace con lo scoppio della guerra in Iran, che ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio di cui la Russia sperava di approfittare, sottolinea il think tank statunitense Atlantic Council.
L’industria dei droni in piena espansione
Nel frattempo l’Ucraina produce milioni di droni all’anno. Secondo la Kyiv School of Economics, un centro di ricerca economica, il mercato ucraino dei droni militari è aumentato del 137%, raggiungendo i 6,3 miliardi di dollari nel 2026, con una produzione prevista di 7 milioni di droni dopo i 4 milioni nel 2025.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha persino annunciato, lo scorso ottobre, che quest’anno “il potenziale della sola produzione di droni e missili arriverà a 35 miliardi di dollari”.
Armi “semplici” ma efficaci
L’esercito ucraino impiega diversi tipi di droni. Quelli FPV (First-Person View, cioè con visuale in prima persona), prodotti in massa, costituiscono l’arma quotidiana sul fronte. Il drone FP-2 Fire Point, principale innovazione della primavera 2026, è equipaggiato di moduli di navigazione resistenti ai disturbatori elettronici russi e può trasportare una testata da 105 chilogrammi.
A più lungo raggio, l’Ucraina impiega droni come il Liutyi, capace di colpire a oltre 1’000 chilometri di distanza. Questi sistemi permettono attacchi in profondità contro obiettivi strategici, pur rimanendo relativamente economici rispetto ai missili convenzionali.
Le forze ucraine utilizzano anche droni navali come il Magura V5 nel Mar Nero e robot terrestri (Ratel, Termit) per operazioni al fronte, riducendo così le perdite umane.
Una guerra trasformata dall’innovazione
“Mai prima d’ora nella storia la difesa ucraina ha avuto una tale capacità di attacco a distanza” ha affermato il presidente Volodymyr Zelensky nel suo discorso dello scorso ottobre. E ha aggiunto: “Dobbiamo rendere il costo della guerra assolutamente inaccettabile per l’aggressore, e lo faremo”.
Anche blogger militari russi riconoscono questo “salto qualitativo” ucraino, come riportato dall’Institute for the Study of War, che in una nota dello scorso 9 aprile sostiene che i droni a medio raggio hanno permesso di fermare le avanzate russe e hanno contribuito al successo dei contrattacchi ucraini all’inizio del 2026.
Il Cremlino, preoccupato, ha pubblicato gli indirizzi di aziende europee coinvolte nella produzione congiunta di droni con l’Ucraina, accusando i leader europei di “trascinare sempre più questi Paesi nella guerra contro la Russia”. Ma queste minacce hanno uno scarso effetto: Kiev continua a firmare accordi di cooperazione in materia di sicurezza con i suoi partner europei.
RTS, 19h30 del 23.04.2026

Nuovi attacchi in Russia e Ucraina
Telegiornale 19.04.2026, 12:30




