In Australia i giganti della tecnologia dovranno concludere degli accordi con i media locali e remunerarli. Altrimenti scatterà una sanzione, pari al 2,25% del loro fatturato nel Continente Rosso. È quanto prevede un progetto di legge presentato martedì dal governo australiano.
I media tradizionali lottano in molti Paesi per la loro sopravvivenza, mentre i lettori si rivolgono, sempre più numerosi, ai social network gratuiti per trovare le informazioni d’attualità. I sostenitori del progetto di legge sottolineano che le piattaforme delle big tech attirano gli utenti con l’informazione e incassano così i ricavi pubblicitari che dovrebbero però spettare ai media che producono i contributi.
Secondo il premier australiano Anthony Albanese, Meta, Google e TikTok potranno in un primo momento concludere intese commerciali con i media. Ma se non lo faranno dovranno pagare delle sanzioni. “Le grandi piattaforme non possono sottrarsi ai loro obblighi” nei confronti dei media, già stabiliti da una precedente legge, ha ribadito il premier.
Il nuovo testo deve anche impedire ai giganti della tecnologia di eliminare i contenuti di attualità dalle loro piattaforme. In passato Meta e Google hanno già fatto ricorso a questa strategia in altri Paesi.
L’Australia il primo Paese al mondo con un divieto per gli under 16
Lo scorso dicembre l’Australia è stato il primo Paese al mondo a introdurre un divieto ai social per i minori di sedici anni. Una normativa voluta per proteggere i giovani da contenuti dannosi, adescamento online, cyberbullismo, algoritmi “predatori” e dipendenza digitale. Le dieci piattaforme coinvolte hanno dovuto adottare “misure ragionevoli per rimuovere gli account degli under 16 e impedire nuove iscrizioni”.

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Notiziario 28.04.2026, 06:00
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