Si apre lunedì uno dei processi forse più simbolici dell’era dell’intelligenza artificiale, cioè quello che vede contrapposti Elon Musk e Sam Altman, un tempo alleati nella fondazione di OpenAI e oggi rivali nel settore.
Al centro della causa, la trasformazione della società OpenAI, proprietaria di ChatGPT. Nata nel 2015 come progetto non-profit, con l’obiettivo dichiarato di sviluppare un’intelligenza artificiale “sicura” e “al servizio dell’umanità”, oggi è accusata di essere diventata un colosso a fortissima vocazione commerciale, spinto anche dal boom proprio di ChatGPT. Musk, un tempo finanziatore di OpenAI, sostiene di essere stato tradito; secondo la sua accusa, Altman e il presidente Greg Brockman avrebbero abbandonato la missione originaria per inseguire profitto e potere.

Sam Altman
Una battaglia che ha come sfondo il controllo dell’intelligenza artificiale
La causa, avviata nell’agosto 2024, va oltre il rapporto personale tra due miliardari. In gioco, in effetti, c’è una questione più ampia: chi controllerà l’intelligenza artificiale in futuro e con quali obiettivi. Musk, che ha finanziato OpenAI nei primi anni con circa 38 milioni di dollari, oggi chiede che eventuali fondi vengano destinati alla componente “filantropica” della società, puntando anche all’uscita di Altman dal consiglio di amministrazione. OpenAI respinge tutto e descrive l’azione legale come un tentativo di frenare la sua crescita e favorire xAI (la società concorrente e proprietaria del chatbot Grok) fondata da Musk nel 2023. Il processo potrà far luce sul perché si è spezzata l’alleanza tra Musk e Altman, così come comprendere l’ascesa di OpenAI.
Un processo che promette spettacolo
Oltre al peso industriale e strategico, il caso ha anche una fortissima dimensione mediatica. Da una parte c’è Elon Musk, imprenditore visionario ma sempre più divisivo; dall’altra Sam Altman, volto pubblico dell’IA generativa, osannato da alcuni e criticato da altri - simbolo, per certi versi, di una tecnologia che corre più veloce delle regole.
La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha spiegato che una parte centrale del processo riguarderà proprio la credibilità dei testimoni: in altre parole, conterà molto quale dei due convincerà di più la giuria. Al di là dell’esito processuale, il confronto segna un passaggio che rimette in discussione la narrazione delle origini di OpenAI e si inserisce anche nella corsa, ormai apertissima, per il controllo dell’intelligenza artificiale.










