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L’accordo tra Washington e Teheran è già firmato

Siglata con un giorno d’anticipo elettronicamente l’intesa utile per porre fine al conflitto in Medio Oriente, Libano compreso - Per l’Iran non serve più la trasferta al Bürgenstock

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Il presidente USA Donald Trump ha firmato una copia dell'accordo con l'Iran mercoledì sera
01:17

Notiziario delle 06.00 del 18.06.2026: Le considerazioni di Andrea Vosti sull’accordo fra Stati Uniti e Iran

RSI Info 18.06.2026, 06:00

  • Keystone
Di: AFP/Reuters/AP/EnCa 

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno firmato giovedì la dichiarazione d’intenti per la fine della guerra. Lo ha confermato ufficialmente il Pakistan, in qualità di mediatore. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato che l’accordo entra in vigore con effetto immediato.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe firmato personalmente una copia dell’accordo durante una cena con il presidente francese Emmanuel Macron al termine del vertice del G7. Da parte iraniana, si riferisce che il presidente iraniano Massud Pezeshkian abbia siglato l’accordo in formato digitale.

I media iraniani citano un portavoce del ministero degli Esteri iraniano, il quale avrebbe affermato che il testo è stato completato e che l’accordo entra ora ufficialmente in vigore. Ulteriori negoziati dovrebbero seguire entro un periodo di 60 giorni. Inizialmente era previsto che l’accordo quadro fosse firmato domani, venerdì, in Svizzera.

Secondo quanto riportato dai media, tra i punti principali dell’accordo figurano l’impegno dell’Iran a non possedere mai armi nucleari, la ripresa del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni statunitensi e la cessazione definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano.

Le reazioni a caldo: anche i repubblicani non sono entusiasti

Le reazioni sono contrastanti. Tra i deputati repubblicani fedeli a Trump si levano voci di cauto ottimismo: sottolineano quanto sia importante questo passo, ovvero la riapertura dello Stretto di Hormuz grazie a questa dichiarazione d’intenti – anche se lo stretto era già aperto prima dell’attacco americano-israeliano.

Ed è proprio per questo che ci sono anche molte critiche riguardo alle concessioni fatte dagli Stati Uniti: lo sblocco dei beni iraniani congelati o l’allentamento delle sanzioni sul petrolio.

Le critiche non provengono solo dai democratici, ma anche dalle loro stesse file. Ad esempio, il senatore repubblicano Bill Cassidy ha scritto sui social media che il presidente Ronald Reagan “si sta rivoltando nella tomba”.

Il New York Times ricorda inoltre che solo poche settimane fa Trump aveva affermato che qualsiasi accordo sarebbe stato raggiunto solo se l’Iran si fosse arreso completamente. Ora l’Iran ottiene concessioni prima ancora che siano stati ripresi i negoziati veri e propri su tutti i punti centrali relativi al programma nucleare e, qualora necessario, anche a quello missilistico.

I punti non risolti e Trump “vittima della sua superficialità”

L’intesa in quattordici punti decreta la fine della guerra e l’inizio di una fase di sessanta giorni durante la quale sarà negoziato un accordo definitivo, in particolare per quanto riguarda il programma nucleare iraniano.

L’impressione è che l’Iran sia uscito vincitore dal braccio di ferro con la Casa Bianca, soprattutto se si pensa che uno degli obiettivi del presidente statunitense Donald Trump era il cambio di regime in Iran.

Tutta la questione inerente al programma nucleare e alle scorte di uranio arricchito - sottolinea al Radiogiornale Andrea Vosti, corrispondente RSI a Washington - non viene risolta con questo memorandum d’intesa e dovrà essere negoziata nei prossimi sessanta giorni. Altri punti che restano fuori dall’intesa riguardano l’arsenale missilistico di Teheran e i legami con Hezbollah o con gli Houthi in Yemen.

“Sembrano passati anni luce - dice ancora Vosti - da quando il 7 aprile Trump minacciava di spazzare via la civiltà persiana in mancanza di una resa incondizionata. Qui sembra invece essere Trump a fare molte concessioni pur di mettere la parola fine a una guerra che è già diventata una pesante zavorra elettorale in vista delle midterm di novembre”.

Trump “è caduto vittima della sua stessa superficialità: si è fidato di Benjamin Netanyahu, illudendosi di fare con l’iran quello che aveva fatto con il Venezuela: una guerra lampo, un cambio di regime per trasformare l’Iran in uno Stato vassallo”.

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