Ad aprile, alcuni ricercatori dell’Università di Glasgow hanno reso noto di avere “recuperato” 42 pagine perdute di un antico manoscritto greco risalente al VI secolo, che contiene porzioni delle Lettere dell’Apostolo Paolo e che nel XIII secolo era andato disperso in diverse biblioteche in Europa e nel mondo.
Il Codice H, così si chiama il manoscritto, è noto da tempo agli studiosi; il suo valore risiede principalmente nella presenza di materiale paratestuale (il cosiddetto apparato eutaliano), assai prezioso per la ricostruzione della ricezione e critica dei testi neotestamentari in età tardoantica.
Vittorio Secco, teologo e filologo, spiega a Tempo dello Spirito che «il codice è giunto al monastero della Grande Lavra sul Monte Athos, in Grecia, entro la fine del X secolo. In un momento imprecisato, fu interamente re-inchiostrato. Nel XIII secolo il manoscritto fu poi smembrato e le sue pagine vennero riciclate come materiale di rilegatura e fogli di guardia per altri volumi. Questo uso secondario - aggiunge Vittorio Secco - ha portato alla frammentazione e dispersione del codice, le cui pagine si trovano oggi sparse in diverse biblioteche europee e mondiali».
Vittorio Secco - assistente di ricerca alla cattedra di Storia del Cristianesimo alla Facoltà valdese di Teologia di Roma e dottorando alla Humboldt Universität di Berlino - spiega ancora che le 42 pagine ritrovate, in realtà non sono state rinvenute materialmente dagli studiosi, ma ne è stato ricostruito il contenuto, attraverso la tecnica di “imaging multispettrale” (MSI). «Il fatto che ad un certo punto il codice sia stato completamente re-inchiostrato - spiega Secco - ha lasciato delle tracce chimiche impercettibili ad occhio nudo sulle pagine opposte, creando delle impronte speculari alle pagine inchiostrate, che però è stato possibile recuperare proprio mediante l’uso dell’MSI. Questo ha consentito così di recuperare il contenuto delle 42 pagine perdute».
Ma in che cosa consiste questa tecnica usata dai ricercatori di Glasgow? «Dall’inizio del nuovo millennio - dice ancora Vittorio Secco - l’imaging multispettrale (MSI) è una tecnica regolarmente utilizzata per recuperare in modo non invasivo scritture perdute, danneggiate, o illeggibili. Semplificando, il processo consiste nell’acquisizione di immagini dell’artefatto in particolari condizioni di luce, nello spettro dall’ultravioletto (UV) all’infrarosso (IR), e, successivamente, nella rivelazione della scrittura nascosta mediante elaborazione digitale».
Di fronte a questo tipo di scoperte, ci si chiede se le pagine recuperate di questo manoscritto neotestamentario possano aggiungere nuovi elementi alla lettura teologica degli scritti dell’Apostolo Paolo. Vittorio Secco precisa che, dal punto di vista teologico, questo non è accaduto: le pagine rinvenute non aggiungono altro a quanto è già stato elaborato in secoli di teologia. Ma il valore della scoperta va ricercato «sia sotto il profilo della critica testuale, sia nella comprensione dei processi di trasmissione e ricezione delle Lettere di Paolo in epoca tardoantica. Gli apparati paratestuali, di commento al testo, sono il vero valore del Manoscritto H».
Il sito internet fornisce tutte le informazioni utili sul progetto dell’Università di Glasgow, denominato “Annotating the New Testament”: si può accedere liberamente a tutto il materiale prodotto dai ricercatori.



