La nomina di Mojtaba Khamenei a Guida suprema rappresenta una transizione rilevante nella storia recente della Repubblica islamica. Avvenuta dopo gli attacchi congiunti USA‑Israele iniziati il 28 febbraio 2026, la sua ascesa si iscrive nella linea precedentemente stabilita dal padre Ali Khamenei, e potrebbe diventare addirittura più “muscolare” nella politica estera. La ragione sarebbe da attribuire a una nuova generazione di Pasdaran che oggi rappresenta l’attuale leadership in Iran. Quali sono i fattori che hanno reso possibile la sua nomina? E quali sono sue le strategie politiche in questa fase di crisi della Repubblica islamica? Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato Nima Baheli, analista geopolitico italo-iraniano ed esperto di intelligence e relazioni internazionali.
Quale era il ruolo di Mojtaba Khamenei prima della sua nomina a Guida suprema dell’Iran?
“Mojtaba Khamenei ha storicamente gestito il raccordo tra clero iraniano e i Pasdaran. In pochi lo sanno, ma lui già a 17 anni andò volontario nella guerra tra Iran e Iraq prestando servizio nel battaglione Habib, dal quale sono nati molti esponenti di alto livello che oggi fanno parte dell’intelligence e dell’apparato securitario iraniano. Questo ci fa capire i contatti che ha costruito in quegli anni e che si è portato appresso fino ad oggi. Da un punto di vista prettamente teologico, questo aspetto è anche stato il suo punto debole, e probabilmente spiega il ritardo nella sua nomina. Per quello che sappiamo, all’interno dell’Assemblea degli esperti, molti religiosi avevano espresso la loro contrarietà, sia per le basse credenziali religiose, sia per un’ipotetica deriva monarchica rispetto alla storia rivoluzionaria della Repubblica islamica”.

Mojtaba Khamenei partecipa alla Giornata di Gerusalemme, Teheran, 2019.
La nuova Guida suprema piace ai Pasdaran: quanto ha pesato questo legame nella sua nomina?
“La sua nomina rappresenta l’emersione della classe di Pasdaran nati tra la fine anni ‘60 e gli anni ’70. È una generazione di Pasdaran nuova e “rivoluzionaria”, nel senso che non ha vissuto la monarchia. O se l’ha vissuta, ha pochi ricordi, perché erano bambini. È molto più assertiva di quella precedente, quindi decisamente più favorevole, a una politica muscolare estera nei confronti degli avversari. E infatti è quello che stiamo vedendo in questi giorni di conflitto. La nomina di Mojtaba Khamenei - nato nel 1969 - è proprio indicativa di una “chiusura” tra il clero iraniano e la nuova generazione di Pasdaran”.
C’è chi accusa la Repubblica islamica di essere un governo dinastico, in cui il potere si tramanda da padre a figlio. Che cosa ne pensa?
“Si dice che Ali Khamenei fosse contrario a questa nomina, che preferisse evitarla. Probabilmente - nella nomina di Mojtaba Khamenei - ha contribuito il fatto che Donald Trump avesse esplicitamente detto di non volerlo come Guida suprema. Il che paradossalmente gli ha dato una spinta ulteriore per accedere a questo ruolo. Inoltre, va tenuto conto del “martirio” del padre, della madre, della moglie e di uno dei suoi figli. Le varie vittime all’interno della sua famiglia uccise nell’incursione aerea israelo-statunitense del 28 febbraio, hanno ulteriormente accresciuto le sue chance di accedere a questa posizione. Tuttavia, questa ascensione di padre in figlio - a livello ideologico e di propaganda - indebolisce la posizione della Repubblica islamica”.
Israele ha minacciato di uccidere qualsiasi leader iraniano nominato nuova Guida suprema. Quanto è concreta questa possibilità?
“Questo rischio – alla luce di quello che è successo il 28 di febbraio, come anche di quanto successo in Libano con Hezbollah – è abbastanza evidente. E probabilmente Mojtaba Khamenei ne è consapevole. Notizie dicono che anche lui sia stato sia rimasto ferito nell’attacco del 28 febbraio. La nomina a Guida diretta è un momento “storico” per lui, con i pro e i contro del caso. Come molti altri all’interno della leadership islamista, ha accettato l’idea di “martirio”, che è tipica della fede sciita. Al contempo però – con il suo ruolo in tandem con la nuova generazione di Pasdaran – può portare avanti le proprie politiche, sia estere che interne. Se Israele dovesse riuscire nell’intento di uccidere Mojtaba Khamenei, probabilmente a quel punto l’Assemblea degli esperti opterebbe per un’altra opzione. Si dice che nel caso in cui non ci fosse stata l’uccisione di Ali Khamenei, si sarebbe optato per un altro Ayatollah molto più titolato a livello giuridico e teologico”.
In che misura Khamenei figlio seguirà la linea politica del padre, pensando ad esempio alla repressione attuata sull’opposizione iraniana?
“In base al suo “curriculum”, si è reputato che dietro alle precedenti ondate di repressione ci fosse anche lui. Nell’ottica della nuova leadership che sta prendendo piede, è verosimile che vengano concesse maggiori libertà a livello prettamente civile, sul vestiario ad esempio. Mentre invece, la repressione nei confronti dell’opposizione al sistema politico, è presumibile che rimarrà. Per quel che riguarda invece la politica estera, è possibile che la nuova leadership continui con la sua strategia multistrato per fare pressione sugli Stati Uniti affinché accettino di negoziare”.

Manifestanti protestano a sostegno del popolo iraniano. Roma, 17 gennaio 2026.
Il concetto di strategia multistrato
Il concetto di fondo dietro alla strategia multistrato iraniano è che le operazioni militari si realizzano su più livelli. Si è cominciato dal colpire gli asset militari statunitensi nella regione del Golfo Persico, per poi passare al blocco dello Stretto di Hormuz, e in seguito attaccare le infrastrutture regionali legate agli Stati Uniti.
Rispetto alla generazione precedente – che si mostrava più cauta nei confronti degli avversari – questa strategia multistrato riflette una politica più assertiva della nuova generazione di Pasdaran. In alternativa, qualora la strategia non funzionasse, è verosimile che puntino ad arrivare al nuovo presidente degli Stati Uniti, ovvero, aspettare che il mandato di Donald Trump finisca e vedere quindi se con un nuovo presidente democratico si possa arrivare al negoziato.
E sulla politica nucleare? Quanto si discosterà dalla linea del padre, contrario all’arma atomica?
“Sulla politica nucleare all’interno dei negoziati – così come è portata avanti dal Governo civile e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian – c’è apertura nei confronti di limitazioni all’arricchimento nucleare, per ottenere una revoca delle sanzioni. Alla luce del Trattato di non proliferazione nucleare di cui l’Iran è firmatario, questa rinuncia all’arricchimento sarà presumibilmente portata avanti. Si deve anche considerare la fatwā in materia nucleare, alla quale le precedenti Guide supreme facevano riferimento e per la quale vige il divieto sulla creazione e sull’utilizzo delle armi nucleari (in quanto considerate armi di distruzione di massa antislamiche). È probabile che – a seconda di come si evolverà la situazione con le controparti statunitensi – questa fatwā possa essere tolta o modificata”.
Cosa comporta il TNP?
Il Trattato di non proliferazione nucleare(TNP) è un accordo internazionale entrato in vigore nel 1970, che mira a evitare lo scenario peggiore nella corsa globale agli armamenti, senza per questo limitare l’utilizzo pacifico dell’atomo. Il TNP conta oggi 190 Stati firmatari, tra cui l’Iran che vi ha aderito nel 1970. La Svizzera lo ha ratificato nel 1977.
Il Trattato poggia su tre pilastri: impegna al disarmo i cinque Stati che detengono ufficialmente armi nucleari (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti); offre una base giuridica alla non proliferazione delle armi nucleari; consente l’uso pacifico dell’energia nucleare.
Cos’è una fatwā?
Si tratta di un termine arabo che indica genericamente un responso giuridico su questioni riguardanti il diritto islamico o pratiche di culto. La parola si è diffusa nel linguaggio giornalistico italiano, dopo che le testate la utilizzarono per riferirsi alla condanna a morte in contumacia pronunciata nel 1989 dall’allora Guida suprema Ruhollah Khomeini, contro lo scrittore Salman Rushdie ritenuto colpevole di sacrilegio verso la religione musulmana per il suo libro The Satanic Verses.

Iran: da Khamenei a Khamenei
Telegiornale 09.03.2026, 20:00






