La tragedia di Capodanno a Crans-Montana è solo l’ultima di una lista di stragi avvenute in discoteche o locali notturni nel mondo intero. In Brasile è successo nel 2013 a Santa Maria, cittadina nello Stato meridionale di Rio Grande do Sul, con dinamiche molto simili a quelle del locale “Le Constellation”. Santa Maria è una città a grande vocazione universitaria, con un ateneo pubblico frequentato da studenti di tutto il Brasile, soprattutto per i corsi legati alla produzione agropecuaria. Lo scenario è stata la discoteca Kiss, famosa nella regione per ospitare feste di giovani studenti.
Durante un concerto il cantante di una banda di folk locale ha usato un dispositivo pirotecnico collocato in un guanto, la cui fiamma ha raggiunto il tetto isolante del locale che ha preso rapidamente fuoco. La stragrande maggioranza delle 242 vittime sono morte per asfissia a causa del gas sprigionato dal contatto del fuoco con il poliuretano del tetto. La discoteca si è trasformata rapidamente in una trappola mortale a causa delle barriere architettoniche poste per uscire, della mancanza di segnalazioni di via d’uscita e di idranti nel locale e della scarsa preparazione degli addetti.

La discoteca dopo l'incendio
Nove anni di processo, meno di quattro anni di carcere
La tragedia ha scosso il Brasile intero e ha dato avvio a una lunga battaglia giuridica da parte dei familiari delle vittime, che erano in gran parte ragazzi dai 18 ai 25 anni. La prima delusione per i genitori, che si sono costituiti subito dopo la strage in un’associazione, è stata la decisione del ministero pubblico di incriminare solo quattro persone, i due proprietari della Kiss e due componenti della banda musicale che si stava esibendo sul palco, non considerando gli altri 24 nomi citati dall’indagine della polizia civile.
Sono stati prosciolti il sindaco di Santa Maria e diverse autorità locali, come il segretario alla sicurezza e il comandante dei vigili del fuoco, responsabili di permettere il funzionamento di un locale che era completamente fuori norma. Dopo ben nove anni di processo si è arrivati a una condanna per omicidio colposo con pene tra i 18 e i 23 anni di reclusione, ma la sentenza è stata poi cancellata per vizi di forma in appello.
La Corte Suprema brasiliana ha riconfermato la condanna dimezzando però le pene. Grazie alla buona condotta i condannati sono stati liberati quest’anno; in tutto hanno scontato meno di quattro anni di reclusione. Nel reportage realizzato per il programma Falò i familiari hanno espresso la loro indignazione per il lungo calvario giudiziario. “Hanno ucciso due volte i nostri figli – ha detto Flavio Silva – per imperizia, corruzione, negligenza. Noi abbiamo lottato tutti questi anni, ma oggi coltiviamo un sentimento di profonda tristezza per tutto quello che è successo”.
Un dolore che non passa
Appena hanno saputo della tragedia di Crans-Montana, i genitori dei ragazzi uccisi alla Kiss hanno voluto scrivere una lettera di solidarietà ai familiari delle vittime de “Le Constellation”. “Noi possiamo solo dargli un grande abbraccio – ha detto Cida Neves, madre dello scomparso Augusto Cesar – sappiamo quanto grande e infinito è il dolore di perdere un figlio in queste condizioni. Non credete a chi vi dice che un giorno passerà, perché non è vero. Ma dovete lottare, come abbiamo fatto noi, affinché sia fatta giustizia, non è possibile il ripetersi di queste stragi, i responsabili devono essere puniti e questo deve servire da esempio perché non succeda mai più”.

Cida Neves
Delvani Rosso è uno dei sopravvissuti della strage, ha avuto il 45% del corpo bruciato, è stato due mesi in coma e ha dovuto affrontare una lunga riabilitazione. Oggi racconta la sua storia di resistenza e perseveranza in lezioni per scuole e università, con un focus particolare sulla sicurezza. “Se le autorità non hanno fatto il loro dovere la responsabilità è nostra, dobbiamo insegnare ai ragazzi a fare attenzione ai locali che frequentano. La vita è il bene più prezioso che abbiamo”.

Delvani Rosso, sopravvissuto








