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I resti di D’Artagnan in una chiesa di Maastricht?

La scoperta è avvenuta durante dei lavori di riparazione - Molti indizi fanno pensare al moschettiere, ma l’ultima parola spetta alla prova del DNA

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Il luogo del ritrovamento, nel punto in cui un tempo si trovava l'altare
02:15

Ritrovato a Maastricht il presunto scheletro di d'Artagnan

Telegiornale 27.03.2026, 12:30

  • Reuters
Di: Telegiornale - Gianmaria Giulini / Pa.St. 

Una scoperta riporta in auge i Tre Moschettieri di Alexandre Dumas. A Maastricht, nei Paesi Bassi, è infatti riemerso uno scheletro che potrebbe appartenere al vero D’Artagnan. Gli indizi sono molti, ma la parola finale spetta al DNA.

Per secoli di lui era rimasta solo la leggenda: il cappello piumato, la spada, il mito. Ora sotto le mattonelle della chiesa di San Pietro e Paolo è riapparso un corpo vero. Gli operai stavano riparando il pavimento danneggiato da un cedimento, quando sotto il suolo è affiorata una sepoltura. “Hanno notato lo scheletro nel punto in cui un tempo si trovava l’altare. Lì venivano sepolti solo reali o persone di rango”, spiega il diacono Jos Valke.

Non è un dettaglio da poco: Charles de Batz de Castelmore, conte D’Artagnan, il vero D’Artagnan che ispirò Dumas, era un uomo vicinissimo a Luigi XIV, comandante dei moschettieri del re, morto a Maastricht nel 1673 durante l’assedio francese, probabilmente colpito da una palla di moschetto alla gola. E nella tomba gli indizi si accumulano: una moneta francese del Seicento, resti di un proiettile, e soprattutto quel luogo, vicino all’accampamento francese e così prestigioso da sembrare quasi una firma.

“Proprio sotto un altare: più sacro di così è difficile. Mettendo insieme tutto, per noi l’ipotesi è molto plausibile” dice l’archeologo Wim Dijkman. Ma i ricercatori frenano l’entusiasmo: serve ora la prova scientifica. Da una mandibola è stato prelevato il DNA, che verrà confrontato con quello dei discendenti della famiglia De Batz. “È diventata un’indagine di altissimo livello - sottolinea Dijkman - vogliamo essere assolutamente certi, o almeno il più sicuri possibile.” La prova decisiva deve dunque ancora arrivare.

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