Intervistato dalla RSI, Avraham Burg ha espresso una dura critica nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Seguendo gli echi di crescente disapprovazione in Israele, l’ex-presidente della Knesset ha accusato il premier di “fallimento nel proteggere i civili”, esprimendo una “enorme rabbia” verso il governo e la sua gestione degli eventi recenti, in particolare l’attacco di Hamas del 7 ottobre.
Le accuse di Burg si cristallizzano attorno a tre principali problemi: “il focus del governo di Netanyahu su questa imbarazzante riforma del sistema giudiziario”, “la priorità rivolta alle colonie in Cisgiordania” e la scelta di “negoziazione con Hamas” piuttosto che con l’Autorità palestinese. Non risparmia critiche dirette a Netanyahu, descrivendolo come un “individuo incriminato che occupa l’ufficio del primo ministro” che, privo della fiducia popolare, non può più essere considerato il leader del paese.
Nonostante le circostanze, Burg vede un barlume di speranza nella resistenza delle istituzioni di Israele: “Grazie a Dio, Netanyahu non è riuscito a distruggere il sistema. Al di sotto di lui, forze armate, comunità dell’intelligence e società civile si sono fatti carico delle responsabilità”.
Il suo tono cambia leggermente quando si parla delle recenti aggiunte al gabinetto di guerra: “Dopo lunga esitazione e riluttanza, adesso alla fine ha due babysitter che siedono accanto a lui in governo”. Queste figure, ex capi di Stato maggiore dell’esercito, offrono una maggiore garanzia di stabilità e sono persone che godono della fiducia “della gente e dei militari”. Questa crisi di leadership potrebbe avere ripercussioni significative sul panorama politico di Israele, conclude l’ex-presidente.






