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"La fine di Detroit è la fine del fordismo"

Il commento del professore Marco Revelli, sociologo e storico del Novecento; ascolta l'intervista

  • 19.07.2013, 14:40
  • 4 maggio, 12:41
Marco Revelli

Non è solo la più grossa bancarotta di una città nella storia degli Stati Uniti. Ma il deficit economico di Detroit - annunciato poche ore fa - segna anche la fine del mito della capitale americana dell’industria automobilistica. Una città-simbolo che crolla proprio come una fabbrica, dice ai microfoni della RSI (ascolta l'audio sulla destra) il professor Marco Revelli, sociologo e storico del Novecento.

Revelli, allievo di Norberto Bobbio, insegna Scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale. Sono noti i suoi studi sul Novecento totalitario e democratico ma anche le indagini – in chiave storica – dei rapporti tra politica e strutture socio-produttive.

La fine di Detroit, aggiunge, è la fine del fordismo e di un modello. Revelli ricostruisce in breve la crisi di quel modo di produzione massificata che ha portato poi alla delocalizzazione delle grandi industrie. E al conseguente “vuoto industriale” ben rappresentato da Detroit e nel suo passaggio da Motor City – la città dei motori – a Ghost City, una specie di città fantasma con decine di migliaia di edifici abbandonati.

Emiliano Bos

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  • BOS - intervista REVELLI per WEB.MUS

    RSI Info 19.07.2013, 14:34

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