I pompieri di Sarajevo hanno passato l’intera notte a spegnere gli incendi che hanno avvolto ieri, venerdì, gli edifici del Governo cantonale, della presidenza e dell’archivio storico nazionale. Non hanno però potuto evitare un disastro, conseguenza degli scontri degli ultimi tre giorni, estesi praticamente a tutte le maggiori città del paese e i più violenti dalla fine del conflitto degli anni ’90.
Documenti che erano sopravvissuti a due guerre mondiali e a quella che ha disgregato la Iugoslavia sono andati irrimediabilmente perduti di fronte alla rabbia della popolazione, scesa in piazza per protestare contro la povertà e la disoccupazione che attanagliano il paese, contro le quali la classe politica non dà l’impressione di fare abbastanza.
I feriti curati nella capitale sono 121, in grande maggioranza poliziotti. La situazione pare ora tornata alla calma. Le forze dell’ordine hanno transennato il centro cittadino, a scopo investigativo e per tracciare un bilancio dei danni.
reuters/pon
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Il giornalista Andrea Rossini intervistato da Chiara Savi
RSI Info 08.02.2014, 13:53




