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Mondiali in Messico tra eredità e aspettative

Ogni Campionato di calcio ha segnato un’epoca per l’unico Paese che sta per ospitare una terza edizione

  • Oggi, 09:13
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Lo stadio a Città del Messico

Lo stadio a Città del Messico

  • Keystone
Di: Laura Daverio 

Il 2 ottobre 1968 una manifestazione studentesca riempì la Piazza delle Tre Culture, nel quartiere di Tlatelolco, a Città del Messico. Gli studenti chiedevano aperture democratiche in modo pacifico. Il nome della piazza richiama le tre fasi storiche del Paese: da un lato si trovano le rovine preispaniche, dall’altro una chiesa costruita dai coloni spagnoli dopo la caduta dell’impero azteco, mentre sul terzo lato sorge un grande complesso residenziale realizzato negli anni Sessanta, durante l’espansione della capitale.

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Mondiali, in Messico tutto è pronto

Prima Ora 10.06.2026, 18:00

Fu proprio dalle finestre di quell’edificio che i franchi tiratori aprirono il fuoco sulla folla. Rimane nella storia come il massacro di Tlatelolco. Il numero delle vittime non è mai stato accertato con precisione, le stime parlano di 200-300 morti e di migliaia di feriti.

Dopo il massacro, i primi Mondiali trasmessi a colori

Due settimane più tardi, nella stessa città, si accese la fiamma olimpica. Cominciarono così i Giochi Olimpici del 1968, un evento che si collega al primo Mondiale ospitato dal Messico nel 1970, il primo trasmesso a colori. Le proteste furono messe a tacere e gli eventi sportivi proseguirono. Lo sport divenne anche una vetrina internazionale per un Paese che, poco prima, aveva represso nel sangue una mobilitazione studentesca.

Pele e la squadra brasiliana, vincitrice della finale contro l'Italia, in una partita giocata a Città del Messico.

Pele e la squadra brasiliana, vincitrice della finale contro l'Italia, in una partita giocata a Città del Messico.

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Se il ricordo del massacro rimane vivo ancora oggi, il Mondiale del 1970 riuscì a essere un successo non solo sportivo e d’immagine. In quegli anni la capitale stava assumendo le caratteristiche della grande metropoli che conosciamo oggi, con oltre 20 milioni di abitanti. Gli investimenti furono destinati alle infrastrutture e alla mobilità urbana. Vennero costruite nuove arterie a scorrimento veloce, cavalcavia, una linea di treno leggero. All’epoca era operativa una sola linea della metropolitana, proprio nel 1970 ne entrarono in funzione altre due. Oggi ne esistono 12.

Sul piano sportivo, il torneo passò alla storia come quello che consacrò il Brasile di Pelé. Anche la nazionale messicana ottenne il migliore risultato della propria storia, raggiungendo i quarti di finale.

Il secondo Campionato mondiale nel Paese che usciva da un terremoto

Il secondo Mondiale si svolse in un altro momento cruciale della storia del paese. Era il 1986 il Messico si stava ancora risollevando dalle conseguenze del terremoto di magnitudo 8.0 che l’anno prima aveva colpito la parte centro-occidentale del paese, inclusa la capitale. Anche in questo caso i dati sulle vittime variano a seconda delle fonti, il governo indicò un numero compreso tra 3’000 e 6’000 morti, mentre alcune organizzazioni internazionali parlarono di un bilancio tra 10’000 e 40’000 vittime.

In origine il torneo avrebbe dovuto svolgersi in Colombia, ma il governo rinunciò a causa dell’impossibilità di soddisfare le richieste della FIFA e per il contesto economico e di sicurezza del momento. Il Mondiale fu quindi assegnato al Messico, che disponeva già delle strutture costruite per l’edizione del 1970 e rimaste utilizzabili dopo il terremoto. Gli investimenti furono dedicati alla ricostruzione delle case. Fu anche una distrazione benvenuta da un Paese ferito, che ama profondamente lo sport.

Anche il Mondiale del 1986 è ricordato come un’edizione storica, segnata dalla vittoria dell’Argentina di Diego Maradona.

Maradona e la squadra argentina il 29 giugno del 1986

Maradona e la squadra argentina il 29 giugno del 1986

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Mondiali 2026, partite in tre Paesi tra le tensioni

Quarant’anni dopo, il Mondiale torna in Messico in un contesto molto diverso. L’edizione del 2026 sarà la prima ospitata congiuntamente da tre Paesi: Canada, Stati Uniti e Messico. Il torneo è stato concepito come una celebrazione dell’America del Nord: sono gli Stati Uniti a ospitare la maggior parte degli incontri, compresa la finale.

L’evento arriva inoltre in una fase di tensioni tra i tre Paesi. Il presidente Trump ha più volte minacciato i due vicini e introdotto dazi che hanno danneggiato le tre economie.

In Messico, i preparativi per i Mondiali sono stati oggetto di numerose critiche. A differenza delle precedenti edizioni, gli interventi realizzati hanno ignorato le necessità più pressanti della popolazione. Alcuni dei lavori non sono ancora completati.

Le manifestazioni e le proteste, comuni nella capitale, si sono intensificate. Lo stadio è barricato per bloccarli da possibili azioni di disturbo o accampamenti prima del Mondiale. Durante la sua durata rimarrà isolato, lasciando accesso solo a chi ha un biglietto o un’autorizzazione.

Tra coloro che intendono manifestare, sfruttando la visibilità internazionale dell’evento vi sono le madri dei desaparecidos, impegnate da anni nella ricerca dei familiari scomparsi, e gli insegnanti che protestano per una pensione promessa ma non ancora ottenuta.

I prezzi dei biglietti sono astronomici, inaccessibili se non a un’élite. Intanto lo stadio Azteca ha cambiato nome, assumendo quello della banca che ha finanziato la sua ristrutturazione con 126 milioni di dollari. Un ritratto che ben simboleggia le diseguaglianze rappresentate da questi Mondiali.

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