Robert Mueller, nella sua testimonianza di mercoledì davanti alla commissione giustizia della Camera, ha respinto l’affermazione di un totale esonero nelle sue indagini del presidente statunitense Donald Trump, accusato di ostruzione alla giustizia durante le elezioni presidenziali del 2016. L'inquilino della Casa Bianca, che si rifiutò di farsi interrogare dal suo team, potrebbe essere incriminato una volta finito il mandato presidenziale.
“La nostra indagine – ha spiegato Mueller – ha scoperto che il Governo russo interferì nelle nostre elezioni in modo vasto e sistematico”. Interferenze che “sono tra le sfide più serie alla democrazia statunitense”. Mueller ha inoltre dichiarato di non poter rispondere alle domande sulle origini delle indagini del Russiagate e sul dossier Steele (redatto da un ex spia britannica, pagato dai Dem e tra i primi atti che portarono agli accertamenti). Ha detto anche che non commenterà alcuna azione presa dall'attorney general William Barr o dal Congresso.
L'ex procuratore speciale del Russiagate è sembrato a tratti confuso e non esattamente a suo agio nel rispondere ai ripetuti attacchi dei repubblicani, che lo accusano di aver abusato di un rapporto che secondo loro trae per fini politici conclusioni che non gli spettano.
Dopo la prima audizione durata oltre cinque ore, Mueller è comparso davanti alla Commissione Intelligence. Nelle battute conclusive della sua testimonianza, ha detto di non aver esercitato i poteri per emanare un mandato ed interrogare Trump, accelerando così la fine dell'inchiesta. Ha poi osservato che le risposte scritte alle sue domande non si sono rivelate utili quanto lo sarebbe stato un interrogatorio. Ma il suo team, ha aggiunto, doveva prendere una decisione bilanciata tra le prove acquisite e il tempo che avrebbe richiesto una battaglia legale per interrogare il presidente.
Robert Mueller davanti al congresso
Telegiornale 24.07.2019, 22:00
Da Washington Andrea Vosti
Telegiornale 24.07.2019, 22:00



