Anche nella Striscia di Gaza - e nella Cisgiordania occupata da Israele - i palestinesi commemorano il 78esimo anniversario della Nakba (che in arabo significa “catastrofe”), l’esodo forzato di migliaia di famiglie che persero case e terre in diversi periodi, tra questi: durante la guerra civile tra il 1947 e il 1948, quando nacque lo Stato di Israele, durante e dopo la guerra tra gli eserciti arabi e il nascente Stato israeliano, istituito come patria per gli ebrei all’indomani dell’Olocausto scatenato dai nazisti e supportato dai fascisti.
È la terza commemorazione della Nakba dall’inizio della guerra a Gaza.
Per i palestinesi, la Nakba ha significato la perdita della maggior parte della loro patria. I palestinesi oggi contano una comunità di circa 6 milioni di persone, divise tra Gaza, la Cisgiordania occupata da Israele, Libano, Siria, Giordania.
Nel contempo, ieri, nella cosiddetta “Giornata di Gerusalemme” - come ogni anno - ebrei ultraortodossi e nazionalisti di destra hanno marciato per le strade della città per celebrarne l’occupazione, avvenuta durante la guerra dei 6 giorni del 1967. Come da tradizione si è svolta anche la “marcia delle bandiere”, non senza disordini, dato che alcuni gruppi di partecipanti hanno assaltato i residenti e danneggiato le loro proprietà nel quartiere musulmano della città vecchia. Alla cerimonia ha partecipato anche il ministro israeliano della Sicurezza nazionale - di estrema destra - Itamar Ben Gvir, giunto fino alla spianata delle moschee, luogo sacro per ebrei e musulmani.
Per evitare che la situazione degenerasse erano presenti anche gli attivisti di “Standing Together”, un gruppo di ebrei e palestinesi (che si vestono di viola). Il movimento promuove la solidarietà tra le due comunità e si propone di perseguire pace, uguaglianza e giustizia sociale.
Giornata di Gerusalemme e Nakba: 24 ore di tensione in Israele
SEIDISERA 15.05.2026, 18:00
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