di Bettina Müller e Thomas Paggini
Situata sull’estuario del fiume Dnipro, Mykolaïv è una città che i russi hanno attaccato subito all’inizio della guerra, il 26 febbraio. Doveva essere una conquista strategica nell’offensiva verso il porto di Odessa, al sud. Ed era considerata una città filo-russa che non avrebbe opposto resistenza. La lingua madre di gran parte della popolazione è il russo e, in tempi sovietici, era la sede dei cantieri navali dell’armata rossa. Invece Mykolaïv è riuscita a respingere i carri armati di Mosca all’inizio di marzo e a resistere a otto mesi di incessanti attacchi dell’artiglieria-posizionata a soli 20 km dalla città. Una resistenza che è passata anche attraverso il teatro cittadino, che non ha interrotto la sua attività, nemmeno durante i bombardamenti. L'edificio accanto è stato distrutto, ma gli spettacoli sono proseguiti in nuovi spazi sotterranei. Non più in russo, come prima dell'invasione, ma in ucraino.
La quotidianità di Mykolaïv
Da novembre le truppe russe sono state allontanate, oggi il fronte è a circa 60 km di distanza e attraversa la città di Kherson. Ma a Mykolaïv la normalità è ancora lontana. In questa città di mezzo milione di abitanti, i danni della guerra sono visibili ad ogni angolo della strada. Moltissimi gli edifici che al posto delle finestre hanno dei pannelli di compensato- In aprile la sede del governatorato è stata sventrata da un missile. Gli abitanti che non possono permettersi di comprarla si mettono in coda per l'acqua potabile, e nuove unità militari sono state formate solo per portare aiuti alla popolazione.

Volontari in divisa
RSI Info 18.02.2023, 09:39




