Tensioni nel Caucaso

Nagorno-Karabakh, assalto al palazzo del Governo a Erevan

Il nuovo fronte di guerra con l’offensiva azera. Baku: “Ci fermiamo se i separatisti depongono le armi”. Appello armeno all’ONU. Mosca preoccupata

  • 19 September 2023, 18:49
  • 20 September 2023, 04:35
  • INFO

Truppe azere in Nagorno-Karabakh

Telegiornale 20:37 di martedì 19.09.2023

Di:ATS/M. Ang.

Almeno 25 persone, tra cui due civili, sono rimaste uccise da quando l’Azerbaigian ha avviato un’operazione “antiterrorismo” nel Nagorno-Karabakh, aprendo di fatto un nuovo fronte di guerra ai confini meridionali della Russia. Lo riferiscono martedì le autorità separatiste dell’enclave. “Ci sono 25 vittime, tra cui due civili”, ha riferito sui social media il difensore civico per i diritti della regione separatista Gegham Stepanyan, citando i dati forniti da un obitorio.

Intanto scontri sono scoppiati tra la polizia e i manifestanti vicino al palazzo del Governo armeno nel centro di Erevan. Lo riporta l’agenzia Tass, citando le trasmissioni in diretta dei media locali. Secondo quanto riferito, la polizia ha utilizzato granate stordenti vicino all’edificio. I manifestanti - scrive l’agenzia statale russa - chiedono le dimissioni del primo ministro Nicol Pashinian per “non aver fatto nulla” nel contesto delle ostilità nel Nagorno-Karabakh, e stanno tentando di entrare nell’edificio. Secondo quanto riferito dalla Tass, il primo ministro non si troverebbe all’interno del palazzo.

Il conflitto tra Azerbaigian e Armenia per il Nagorno-Karabakh si è riacceso dopo tre anni, con le forze di Baku che hanno bombardato pesantemente l’enclave armena e poi, secondo la denuncia di Erevan, hanno avviato un’operazione di terra per cercare di impossessarsi dei centri abitati. Il Governo armeno ha fatto appello al Consiglio di Sicurezza dell’ONU perché adotti misure per fermare quella che ha definito l’offensiva “su larga scala” dell’Azerbaigian.

La Turchia ha giustificato l’operazione militare dell’Azerbaigian in Nagorno-Karabakh. “Poiché le legittime e giustificate preoccupazioni costantemente espresse riguardo alla situazione sul campo, nei quasi tre anni trascorsi dalla fine della Seconda Guerra del Karabakh, non sono state risolte, l’Azerbaigian ha dovuto adottare le misure che ritiene necessarie sul proprio territorio sovrano”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri di Ankara. La Turchia ha definito l’operazione militare di Baku una conseguenza di “attacchi armati di lunga data e provocazioni contro membri dell’esercito azero da parte di elementi armati armeni illegittimi nella regione del Karabakh in Azerbaigian”. Nel comunicato, Ankara ha auspicato che possa continuare “il processo negoziale tra Azerbaigian e Armenia”, definendolo “l’unico modo per stabilire pace, sicurezza, prosperità e stabilità permanente nella regione”.

Il segretario di Stato USA, Antony Blinken, invece, ha avuto colloqui con tutte le parti per porre fine a quella che ha definito un’operazione “vergognosa” dell’Azerbaigian. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro armeno Nicol Pashinian e Parigi ha condannato con “la più grande fermezza” l’azione militare. Baku ha risposto denunciando quella che ha definito “la politica islamofoba e anti-azera” della Francia.

Dopo alcune ore i separatisti della regione hanno chiesto a Baku un cessate il fuoco e di “sedersi al tavolo dei negoziati”. Ma l’ufficio della presidenza azera ha risposto di essere disposta a mettere fine all’operazione solo se i separatisti deporranno le armi e se verrà dissolto “il regime illegale”, cioè l’autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh. In tal caso le autorità dell’Azerbaigian sono pronte ad incontrare gli stessi separatisti nella città azera di Yevlakh.

Un appello alle trattative tra Erevan e Baku è stato lanciato da Mosca, che si è detta “preoccupata” per “l’improvvisa escalation”. Nel Karabakh la Russia ha quasi 2’000 peacekeeper dopo aver mediato un cessate il fuoco che pose fine alla guerra tra Baku e Erevan nell’autunno del 2020, la seconda dopo quella degli anni ‘90. La nuova crisi ha tuttavia messo in evidenza qualche tensione tra la Russia e l’Armenia, che per anni dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica sono state strette alleate. Mosca non ha perdonato a Erevan di aver avviato recentemente manovre militari congiunte con gli USA. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha accusato l’Armenia di aver creato “un terreno fertile per la politica ostile dell’Occidente contro la Russia”.

Da parte sua Erevan ha lamentato di non essere stata avvertita da Mosca sull’operazione che Baku stava preparando, nonostante l’Azerbaigian abbia detto di avere messo al corrente sia la Russia sia la Turchia. Ma la stessa Zakharova ha ribattuto che il Governo russo non ne ha avuto il tempo perché è stato avvisato dagli azeri solo “pochi minuti” prima. In serata alcune decine di persone hanno inscenato una protesta davanti all’ambasciata russa a Erevan.

Baku ha presentato quella odierna come un’operazione “anti-terrorismo”, dopo aver lamentato che sei suoi cittadini sono stati uccisi da mine piazzate da gruppi armati armeni. Un’accusa respinta da Erevan. L’Azerbagian ha anche assicurato di avere preso di mira nei suoi bombardamenti solo infrastrutture militari, ma da parte loro, i separatisti parlano, appunto, di 25 persone uccise e decine ferite, tra le quali anche civili. Soltanto ieri cibo e medicine erano state consegnati al Nagorno-Karabakh dopo che l’Azerbaigian aveva imposto a lungo un blocco al corridoio di Lachin, l’unica arteria che collega l’Armenia all’enclave, affermando che era usata per trasportare armi. Il ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha detto che sta aprendo corridoi per evacuare i civili che vorranno lasciare il Nagorno-Karabakh, e i peacekeeper russi stanno fornendo assistenza per queste operazioni. Ma secondo Erevan in questo modo Baku vuole compiere una “pulizia etnica”.

Gli antefatti

Il Nagorno-Karabakh, azero per il diritto internazionale, è conteso da decenni fra i due Paesi, dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica. La guerra ha conosciuto un apice nei primi anni ‘90 quando la regione si era dichiarata indipendente e l’Armenia aveva scacciato gli azeri dalla regione montagnosa conquistando anche porzioni di territorio attorno ad essa. Le ostilità causarono circa 30’000 vittime. Il conflitto, mai sopito, è poi riesploso nel 2020, quando Baku ha lanciato con successo un’offensiva forte dell’equipaggiamento fornito dalla Turchia. Il cessate il fuoco arrivò dopo 44 giorni di combattimenti a cavallo fra settembre e novembre, con un bilancio di 6’500 morti. Ha ridefinito il tracciato della linea di contatto a vantaggio dell’Azerbaigian.

Mosca aveva mediato l’accordo di tregua e inviato una forza di mantenimento della pace. Da allora le controversie sono legate soprattutto all’apertura del corridoio di Lachin, che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia e che permette i rifornimenti. Il suo blocco, negli scorsi mesi, ha portato a carenze di cibo e medicinali. Insoddisfatta della Russia, ora concentrata sulla guerra in Ucraina, l’Armenia ha cercato ultimamente appoggio a Occidente. Fino a mercoledì sono in corso esercitazioni militari che per una settimana hanno impegnato soldati armeni e statunitensi. L’interessamento di Washington verso un altro alleato tradizionale di Mosca è stato accolto con irritazione dal Cremlino.

Correlati

Ti potrebbe interessare