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Trump riunisce il suo “Consiglio di pace”, all’ombra di un’escalation in Iran

Il presidente USA: il board vigilerà sull’ONU - A Washington annunciato l’invio di truppe per Gaza - Sul fronte economico, Trump ha parlato di 10 miliardi dagli Stati Uniti - Svizzera presente con i diplomatici in qualità di osservatori

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Donald Trump presiede il Board of Peace
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Trump inaugura il Consiglio della pace per Gaza

Telegiornale 19.02.2026, 20:00

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Di: Telegiornale/AFP/Reuters/sdr 

Creato per aiutare la ricostruzione di Gaza e poi dotato di una missione più ampia di risoluzione dei conflitti, il Board of Peace (“Consiglio di pace”) voluto dal presidente USA Donald Trump ha visto giovedì la sua prima riunione nella capitale statunutense, dove circolano voci su una massiccia operazione militare contro l’Iran. Teheran deve concludere un accordo “pertinente” o accadranno “cose brutte”, ha minacciato Trump, che si concede “dieci giorni” per decidere se è possibile un compromesso tra i due Paesi nemici. La pace è “una parola facile da dire, ma difficile da realizzare”, ha aggiunto il leader Repubblicano, che ha intensificato lo schieramento navale e aereo in Medio Oriente.

A Washington è stato lo stesso Trump ad aprire i lavori. “Ciò che facciamo - dice - è molto semplice: pace. Si chiama Board of Peace e ruota attorno a una parola facile da dire ma difficile da produrre, pace.” Parole semplici e concetti ripetuti, poi arriva il momento delle iperboli quando pronuncia: “Credo” aggiunge Trump sul Board of Peace da lui istituito e presieduto “che non ci sia mai stato niente di più potente e prestigioso”.

Pochi leader, molte assenze

Alla riunione – secondo quanto riportato dalle principali agenzie internazionali – la presenza dei leader stranieri è rimasta limitata, con diverse defezioni tra i partner tradizionali di Washington e l’assenza di rappresentanti palestinesi, mentre alcuni attori hanno scelto un profilo più prudente, inviando osservatori.

Tra i presenti figurano il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, il premier ungherese Viktor Orbán e il presidente argentino Javier Milei.

Gli osservatori

La Svizzera e la Commissione europea si sono limitate a mandare osservatori come la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica, l’alto funzionario del ministero degli Esteri di Berlino e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani per l’Italia. La Svizzera, pure in qualità di osservatrice, era rappresentata dall’ambasciatore della Confederazione a Washington, Ralf Hecker, e da Monika Schmutz Kirgöz, capo della Divisione Medio Oriente e Nord Africa del DFAE. Assente Parigi, idem Russia e Cina.

La frecciata di Trump contro i Paesi che non hanno aderito

Ed ecco che Trump lancia la prima frecciata a chi non ha aderito al Board of Peace, un organismo “senza pari in termini di potere e prestigio: quasi tutti hanno accettato” l’invito “e quelli che non l’hanno fatto, lo faranno. Alcuni stanno un po’ facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me”. “Stanno giocando un po’, ma si stanno unendo tutti, la maggior parte immediatamente”, ha proseguito.

Trump: il board avrà quasi il compito di sorvegliare le Nazioni Unite

In realtà la reazione del vecchio continente finora è stata prevalentemente fredda o tiepida, per l’opaco profilo statutario dell’organismo e i timori che si sostituisca all’ONU, nonostante sia stato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad autorizzarlo. In effetti Trump ha quasi ribaltato i rapporti tra le due istituzioni. “Penso che le Nazioni Unite - ha affermato - abbiano un grande potenziale. Il Board of Peace avrà quasi il compito di sorvegliare le Nazioni Unite e di assicurarsi che funzionino correttamente. Ma le rafforzeremo, ci assicureremo che le loro strutture siano efficienti, se hanno bisogno di aiuto, dal punto di vista finanziario, possiamo aiutarli”.

La missione di sicurezza del board a guida indonesiana

Il punto più concreto emerso dal vertice riguarda l’annuncio – come riportato anche dall’agenzia Reuters – dell’invio di truppe per una missione di stabilizzazione nella Striscia di Gaza da parte di Indonesia (che avrà il controllo della missione), Marocco, Kazakistan, Kosovo e Albania. Sempre secondo Reuters, la nuova forza internazionale (indicata come International Stabilization Force) punta a un dispositivo fino a 20’000 soldati e alla formazione di 12’000 agenti di polizia, con un primo dispiegamento a Rafah e una successiva estensione “settore per settore”.

Sul fronte economico, Trump ha annunciato 10 miliardi di dollari dagli Stati Uniti – “quando si tratta di pace - ha detto Trump - gli Stati Uniti sono molto generosi” – più altri 7 miliardi da un gruppo di Paesi. Le modalità di impiego non sono state dettagliate.
Nel pacchetto è entrato anche l’impegno della FIFA: 75 milioni di dollari destinati, secondo quanto riferito, a progetti legati al calcio. Da Washington il messaggio è stato ribadito con toni netti dal segretario di Stato Marco Rubio: “per Gaza - ha detto - un piano B non c’è”. 

Il posto di osservatore della Svizzera nelle parole di Ignazio Cassis

Sul coinvolgimento di Berna ha risposto giovedì il consigliere federale Ignazio Cassis, a Lubiana, in qualità di presidente dell’OSCE. “Il nostro Paese, dice il responsabile del DFAE, sostiene il piano di pace americano per Gaza. In questo piano di pace è previsto un Board of Peace e quando è arrivato l’invito durante il congresso di Davos, si è visto che il perimetro di questo gremio era più largo che soltanto nella geografia di casa del Medio Oriente. E per questa ragione la Svizzera sta approfondendo l’invito ad aderire proprio perché non è ben chiaro quale sia l’elemento Gaza e quale sia l’elemento invece più vasto. Lo faremo comunque nelle prossime settimane. Ricordo che in Svizzera per aderire a un organismo sopra-nazionale ci vuole una decisione del Parlamento e un voto popolare”. Per quanto riguarda il meeting che ha avuto luogo a Washington, la Svizzera era presente con l’ambasciatrice responsabile regionale del Medio Oriente e con l’ambasciatore svizzero a Washington insieme. Il tema del “perimetro” e della natura dell’organismo era già emerso a Davos, dove Berna aveva chiesto maggiore chiarezza prima di qualsiasi passo formale.

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