Racconti

“Così sono guarita a Lourdes”, storia di una incredibile rinascita

Dalla sedia a rotelle a una nuova vita: il mio viaggio attraverso il dolore, una voce misteriosa e la fede che ha reso possibile l’impossibile

  • 51 minuti fa
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Alessandro De Franciscis

Strada regina 14.02.2026, 18:35

Di: Francesco Muratori 

Nessuno pensava che Antonia Raco avrebbe mai più potuto camminare: «Ero costretta sulla sedia a rotelle, avevo bisogno di aiuto per alzarmi, vestirmi, lavarmi», racconta, «avevo problemi a deglutire, alcuni cibi mi soffocavano, e poi avevo problemi a respirare». La diagnosi era di sclerosi laterale primaria, una malattia neurodegenerativa rara, e la prospettiva era quella di un progressivo peggioramento, non certo di una guarigione. La sua storia la racconta a Strada regina (e a SRF DOK), in dialogo con il dottor Alessandro De Franciscis, già presidente dell’Ufficio delle constatazioni mediche di Lourdes.

Nel 2009 Antonia parte in pellegrinaggio a Lourdes, ormai abituata alla dipendenza dagli altri per ogni gesto quotidiano. Alle piscine del santuario, dove si immergono i pellegrini, vive un’esperienza che lei stessa fatica a nominare: «Ho sentito un abbraccio, come se qualcuno mi abbracciasse e mi girasse la testa», dice, «pensavo fosse la volontaria, ma non era lei». In quell’istante, una voce: «Una bellissima voce di donna giovane, di una tenerezza infinita, per tre volte mi ha detto: ‘”Non avere paura, non avere paura” e io sono scoppiata a piangere».

Mentre le volontarie la accompagnano nell’acqua, Antonia continua a pregare per le intenzioni con cui è partita per Lourdes. Poi un dolore forte, quasi insopportabile: «Ho sentito un dolore atroce alle gambe, sembrava che me le stessero portando via, ma non mi ha distolta dalla preghiera, ho continuato a pregare piangendo». Uscita dalla vasca, ringrazia, si commuove, ma decide di tacere: «È stato bellissimo ma non ho raccontato niente a nessuno di quello che avevo sentito e provato». «Che cosa avrei dovuto dire?», si domanda oggi. «Che avevo sentito una voce? Avrebbero pensato che non stavo bene».

Il seguito si gioca lontano dal santuario, nel ritorno a casa. Antonia scende dalla sedia a rotelle per passare al suo solito posto sul divano, il marito mette la carrozzina in un angolo e va in cucina. È lì che la stessa voce torna a farsi sentire: «Mi diceva: “Diglielo, diglielo! Chiamalo”, come a dire: perché non lo dici?».

Lei resiste, pensa che forse «la malattia è peggiorata, adesso sento pure le voci», ma quella presenza insiste con dolcezza: «Ma fidati, chiamalo, chiamalo». Antonia cede alla richiesta interiore, chiama il marito: «Vieni, è successo qualcosa, ti devo dire una cosa». Nel dirlo, si alza: «Mi sono proprio alzata in piedi», ricorda. Vorrebbe sedersi, ma non ci riesce: «Avevo la sensazione della vasca, come se qualcuno mi sorreggesse e mi accompagnasse».

Così cammina, attraversa la stanza, poi «non contenta» fa «due giravolte». Il marito, cardiopatico, dapprima pensa «ma cosa fai?», poi si appoggia al tavolo, la guarda camminare, le va incontro: «Siamo scoppiati a piangere, ci siamo abbracciati e io ho capito che ero guarita».

È l’inizio di un lungo percorso di verifiche mediche, durato anni e seguito da un’équipe internazionale. Nel 2010 Antonia dichiara la presunta guarigione al Bureau des Constatations Médicales di Lourdes, che decide di aprire il dossier. Nel 2025, il Santuario di Nostra Signora di Lourdes annuncia ufficialmente che la guarigione di Antonia Raco, affetta da sclerosi laterale primaria, è «inspiegabile con le conoscenze attuali della medicina» e la riconosce come il 72° miracolo di Lourdes. «Con sincerità le dico che per me non è cambiato nulla», ha confidato in un’altra intervista, «ma sono consapevole di ciò che è accaduto».

Oggi Antonia torna spesso a Lourdes come volontaria dell’Unitalsi, e nel suo paese ha voluto donare una statua alla chiesa, «un segno della sua gratitudine e un simbolo della forza della fede». Sa che «ci sono persone che non credono», ma non entra in polemica: «Io che cosa ci posso fare? Posso solo pregare per loro, affidare loro al Signore e augurare che abbiano anche loro una grazia, una speranza in Dio».

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