La Corte Costituzionale ha respinto il ricorso di Berlusconi: non c'era il legittimo impedimento richiesto dall'ex premier quando fu chiamato a comparire nell'udienza del 1. marzo 2010 al processo Mediaset.
Quel giorno l'allora capo del Governo era impegnato a presiedere un Consiglio dei ministri non programmato in precedenza. La data era stata concordata in precedenza con i legali dell'imputato.
La condanna in secondo grado a quattro anni di reclusione (di cui tre coperti da indulto) e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici approderà nei prossimi mesi in Cassazione. Si può ora prospettare un giudizio definitivo prima della fine dell'anno.
Le reazioni
In una nota i ministri PDL esprimono il loro rammarico: "È un decisione incredibile. Siamo allibiti, amareggiati e profondamente preoccupati. La decisione stravolge ogni principio di leale collaborazione e sancisce subalternità della politica all'ordine giudiziario".
Franco Coppi, che difenderà Silvio Berlusconi in Cassazione, commenta: “La ritengo una decisione molto discutibile che crea un precedente pericoloso perché stabilisce che il giudice può decidere quando un Consiglio dei ministri è o meno indifferibile."





