I deputati rumeni hanno rovesciato martedì il governo pro-occidentale del premier Ilie Bolojan, 10 mesi dopo la sua costituzione. Questo l’esito del voto di una mozione di sfiducia presentata dai socialdemocratici del PSD e dall’estrema destra, accolta con 281 voti quando ne erano necessari 233 (il Parlamento conta 464 seggi).
Dodici giorni fa, il Governo di coalizione, composto da quattro formazioni politiche, si era ritrovato in minoranza dopo la decisione del Partito socialdemocratico di non far più parte della squadra al potere.
I socialdemocratici hanno poi presentato a fine aprile una mozione di sfiducia, alleandosi con il partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei Rumeni (AUR), dopo il rifiuto di Ilie Bolojan di dimettersi. PSD e AUR sono rispettivamente primo e secondo partito per numero di rappresentanti, ma insieme arrivano solo a 219 mandati: la mozione ha trovato sostegno anche al di fuori dei loro ranghi.
Anche se elezioni legislative anticipate sembrano poco probabili a questo stadio, i mercati finanziari temono che la crisi politica comporti un indebolimento dell’impegno di Bucarest a ridurre il più grande deficit di bilancio dell’UE - pari al 6,2% del PIL nel 2025. I risparmi voluti da Bolojan e la possibile vendita di parti di aziende pubbliche hanno portato al terremoto politico di martedì. Il leu rumeno era sceso già lunedì a un minimo storico rispetto all’euro.
Il presidente Nicusor Dan dovrà presentare al Legislativo un candidato disposto a formare un nuovo Esecutivo. Se il Parlamento dovesse respingere due nomi, diventerebbero inevitabili il suo scioglimento e la chiamata alle urne.

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Notiziario 05.05.2026, 14:00
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