Non usa mezzi termini Omer Bartov per descrivere quello che è accaduto e sta accadendo nella Striscia di Gaza. Considerato uno dei massimi studiosi di olocausto e genocidio, oggi è stato ospite del Festival Internazionale Endorfine di Lugano.
Nel suo nuovo libro “Nell’Abisso”, Bartov si chiede come e quando il sionismo - nato per liberare da oppressione e violenza - sia diventato “un’ideologia di ethnonazionalismo focalizzato sulla dominazione violenta e il radicalismo”. Un momento cruciale, afferma ai microfoni del Telegiornale, potrebbe essere stato nel 1948 “quando lo Stato di Israele è stato fondato”. Con la decisione di non avere una costituzione, il sionismo è quindi diventato l’ideologia dello Stato, spiega l’esperto. “E come tale la sua dinamica è aumentare la militarizzazione, l’espansione, ma anche il razzismo. E dopo il 7 ottobre giustifica il genocidio”.
Per Bartov quello che sta succedendo è chiaramente un genocidio. Le discussioni al riguardo vanno avanti, ma secondo lo studioso distraggono da quello che sta succedendo. “Chiedersi se sia o meno genocidio, sta comunque sminuendo tutti gli altri crimini che stanno avvenendo: crimini di guerra e crimini contro l’umanità sono gravissimi, ma vengono quasi normalizzati perché ci si chiede se sia genocidio”.
Questo non significa che non sia importante riconoscere il genocidio, sottolinea. I motivi sono due: ”Primo, la maggior parte degli Stati ha firmato la convenzione ONU sul genocidio. Quindi se lo vedi, hai il dovere di fare qualcosa. Secondo, a differenza dei crimini di guerra, spesso commessi da uno specifico gruppo militare in solitaria, il genocidio è un evento sociale. Se uno Stato commette genocidio, ognuno, ad un certo punto, diventa un complice. Ci sono persone che rendono possibile il genocidio, come la polizia, ma ci sono anche molti che sono complici perché non hanno fatto nulla per impedirlo. Ed è questo che lo legittima. Mentre viene perpetrato questo crimine, si smentisce che stia avvenendo. Perciò è importante identificarlo, affinché non succeda più”.
Secondo Bartov l’ex presidente statunitense Joe Biden avrebbe potuto evitare la guerra. “Sarebbe stato facile fermare Israele. A novembre o dicembre del 2023 Joe Biden avrebbe potuto dire a Benjamin Netanyahu: ‘Hai due settimane per chiuderla qui. Se non lo fai, sei da solo’. Netanyahu si sarebbe fermato”.
Lo studioso ne è convinto: “Basta guardare al numero di armi fornite dagli Stati Uniti, o al potere di Veto che gli Stati Uniti hanno nel Consiglio di Sicurezza ONU. Se Washington avesse detto ‘basta’, Israele si sarebbe fermato. Per questo motivo l’amministrazione di Biden porterà sempre questa macchia: aver facilitato il genocidio a Gaza”.








