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Ponte Morandi, 12 anni all’ex direttore generale di Autostrade per l’Italia

Condanne anche per altri ex vertici di ASPI, SPEA e Ministero delle infrastrutture - Il crollo causò la morte di 43 persone

  • Oggi, 14:29
  • Un'ora fa
La corte presieduta da Paolo Lepri (al centro) e dai giudici a latere Ferdinando Baldini (sin.) e Fulvio Polidori

La corte presieduta da Paolo Lepri (al centro) e dai giudici a latere Ferdinando Baldini (sin.) e Fulvio Polidori

  • ANSA
Di: ANSA/AFP/ARi/FCi 

È stata pronunciata al tribunale di Genova oggi, giovedì, la sentenza di primo grado concernente il crollo del Ponte Morandi che, nel 2018, causò la morte di 43 persone e il ferimento di altre 11.

I giudici del capoluogo ligure hanno così condannato a 12 anni l’ex direttore generale di Autostrade per l’Italia (ASPI) Giovanni Castellucci (la procura aveva chiesto 18 anni e 6 mesi), riconosciuto colpevole di negligenza e omicidio colposo. Castellucci era già in carcere per un altro incidente mortale avvenuto nel 2013 su un viadotto del sud Italia. “Mi sento responsabile ma non colpevole”, aveva dichiarato Castellucci davanti ai giudici, nonostante il quadro accusatorio dei magistrati incaricati di indagare su questa catastrofe le cui immagini hanno fatto il giro del mondo.

Condannati anche gli ex vertici di ASPI e della società SPEA, che si occupava del monitoraggio delle infrastrutture. A Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di ASPI, sono stati dati 11 anni (i pubblici ministeri ne avevano chiesti 15 e 6 mesi). Condanna a 5 anni e 6 mesi per Paolo Berti, ex numero due di ASPI, per il quale ne erano stati chiesti 12 e 6 mesi. Infine la Corte ha inflitto 5 anni e 6 mesi all’ex direttore di SPEA Antonino Galatà (ne erano stati chiesti 7). Condannato a 5 anni anche l’ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Mauro Coletta. Altri 28 coimputati - su un totale di 57 - sono stati riconosciuti colpevoli e condannati a pene di almeno un anno e 11 mesi di carcere, ha precisato l’agenzia di stampa Agi.

La vicenda e il processo

Era il 14 agosto del 2018 e quel giorno a Genova pioveva forte. Alle 11.36 il pilone n. 9 del viadotto cedette, trascinando con sé 250 metri di carreggiata. Per il processo sono stati necessari 8 anni di tempo e 283 udienze.

Una sessantina gli imputati, per i quali la procura ha chiesto quasi 400 anni di carcere. La richiesta di pena più severa, 18 anni di reclusione, era stata formulata nei confronti di Castellucci, già condannato al carcere per il disastro stradale di Avellino che nel 2013 fece 40 morti.

“Gravi errori e omissioni”

“Oggi possiamo dire che ci sono dei colpevoli per i nostri cari assassinati”, ha dichiarato al termine del verdetto Michele Matti Altadonna, fratello di una delle 43 vittime.

“Questo ponte non è crollato per caso (...); questo crollo, come abbiamo sempre sostenuto e come la procura ha costantemente affermato, avrebbe potuto essere evitato”, ha dichiarato l’avvocato Raffaele Caruso, che rappresenta il Comitato dei familiari delle vittime del ponte Morandi.

Il viceministro italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi si è detto soddisfatto che “le responsabilità siano state finalmente accertate”. “Il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni da parte di coloro che dovevano garantire la sicurezza” dell’opera, ha sottolineato.

I magistrati avevano in particolare evidenziato durante il processo che “tra l’inaugurazione (del ponte) nel 1967 e il crollo, 51 anni dopo, non sono stati effettuati gli interventi di manutenzione minimi per rinforzare i cavi del pilone numero 9”, che è crollato il giorno della tragedia. La fragilità dei cavi era nota e lavori erano stati realizzati su due piloni identici, il 10 e l’11. Lavori erano previsti sul 9.

La tragedia aveva gettato una luce cruda sul pessimo stato delle infrastrutture di trasporto in Italia e sul ruolo ambiguo della società autostradale Autostrade, accusata di mancanze nella manutenzione dell’opera per fare economie

La difesa: “Castellucci innoncente”

Il legale di Giovanni Castellucci, ha tuttavia ritenuto giovedì che il suo cliente fosse “innocente”. Secondo la tesi principale della difesa, è un difetto di costruzione nascosto, ovvero una corrosione dei cavi del ponte, ad aver provocato il crollo, e non una mancanza di manutenzione.

Castellucci è già in carcere per la sua responsabilità in un incidente del 2013 nel corso del quale un autobus aveva sfondato le barriere di un viadotto del sud Italia precipitando nel vuoto, uccidendo 40 persone.

Se i loro ex dirigenti si sono ritrovati sul banco degli imputati, la società Autostrade e la sua filiale SPEA sono invece sfuggite al processo grazie a un accordo bonario concluso con la procura.

Al momento della tragedia, Autostrade apparteneva al gruppo Atlantia, controllato dalla ricchissima famiglia Benetton, che ha finito per cedere la sua quota nel maggio 2022 allo Stato, spinta verso l’uscita sotto la pressione della classe politica e dell’opinione pubblica.

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Ponte Morandi: la vicenda

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