C’è un lavoro silenzioso che non mira tanto a firmare trattati di pace (per i quali, al momento, manca uno spazio negoziale concreto) quanto a lenire le ferite più dolorose di un conflitto che va avanti da quattro anni e mezzo. È questo il vero retroscena dell’ennesimo viaggio in Ucraina del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, una missione che non si illude di poter fermare i cannoni con i tavoli della geopolitica e che si concentra piuttosto ostinatamente sulla «diplomazia umanitaria» per i prigionieri, i dispersi e le famiglie spezzate.
Il momento più emblematico di questa presenza discreta si è consumato a Kiev durante la Giornata dello Stato ucraino. Davanti al monastero di San Michele, divenuto memoriale di guerra, il porporato romano ha deposto un mazzo di rose rosse insieme al presidente Zelensky e alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. E nella preghiera scritta di suo pugno «per la cara Ucraina» emerge il vero cuore del suo mandato in terra di guerra: nessuna formula politica, bensì un’invocazione affinché «i prigionieri possano tornare a casa, i bambini riabbracciare le loro famiglie, i dispersi siano ritrovati e tutti possano piangere davanti al corpo del proprio caro che è caduto».
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Poco prima, celebrando la Messa nella cappella della nunziatura, Zuppi aveva ricordato san Volodymyr il Grande, patrono che unisce la storia spirituale di entrambe le nazioni: «Il suo nome, che significa “principe della pace”, richiama sia quello del presidente dell’Ucraina, sia di quello della Russia - dice -. Possa san Volodymyr illuminare le menti e il cuore dei due capi di Stato per aprire strade di giustizia e pace».
Si tratta di un approccio che mette al centro unicamente «chi soffre» e che spiega perché il canale vaticano sia uno dei pochissimi a non essersi mai interrotto dall’inizio dell’invasione. Nei suoi fitti colloqui a Kiev, Zuppi ha ribadito che «anche un solo militare, un solo civile o un solo bambino che può riabbracciare la propria famiglia è un tassello per la pace». In sostanza, lo scopo è di far passare migliaia di nomi da rimpatriare attraverso la paziente mediazione della Santa Sede, forte di quel clima di «fiducia» e di «amicizia» che la Chiesa è riuscita a preservare con entrambe le capitali.
La missione, avviata nel 2023 sotto l’impulso di papa Francesco e ora confermata da Leone XIV - che «segue con apprensione il conflitto e chiede di difendere l’umanità, prima vittima di ogni guerra» -, si muove su binari strettamente operativi. A Kiev, Zuppi e il nunzio apostolico Visvaldas Kulbokas hanno incontrato i vertici politici e dell’intelligence: il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov con la vice Iryna Vereschuk, il Commissario per i diritti umani Dmytro Lubinets, e il generale Oleh Ivashchenko, responsabile del Coordinamento per i prigionieri di guerra, oltre a un gruppo di familiari dei reclusi.
Sul tavolo del cardinale sono state depositate richieste concrete da portare a Mosca, dove i contatti restano costanti. Tra queste, il «progetto dello scambio di prigionieri “tutti per tutti” per il quale chiediamo l’aiuto vaticano», illustrato dal generale Ivashchenko (che per Kiev significherebbe riportare a casa 7mila militari ucraini a fronte della restituzione di 4mila russi). Si è discusso del dramma dei «dispersi, molti dei quali erano nei territori occupati», del rimpatrio dei civili e dei casi di sacerdoti, giornalisti e medici detenuti oltre confine. C’è poi la questione delicatissima dei bambini trasferiti in Russia, dossier su cui il commissario Lubinets ammette di guardare «con speranza» all’azione vaticana.
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Infine, l’attenzione si è spostata sulle condizioni di detenzione. Pochi giorni fa Zuppi ha visitato personalmente il campo ucraino “Zakhid-1” a Leopoli per incontrare i prigionieri dell’esercito russo. Ora Kiev chiede che il cardinale possa compiere un passo analogo nelle colonie penali del Cremlino, dove Lubinets denuncia che «abbiamo le prove di torture».
«Ogni sforzo possibile sarà compiuto - assicura Zuppi secondo dichiarazioni riportate dal quotidiano Avvenire -. È la volontà di Leone XIV. L’impegno umanitario va considerato al di sopra di qualsiasi logica politica o militare. Ed è ciò che sta a cuore alla Chiesa, esperta in umanità». Un impegno che le famiglie dei prigionieri hanno voluto ringraziare donando al porporato un quadro con la scritta “Credo”. Perché, come ricorda lo stesso Zuppi, anche quando i negoziati sembrano impossibili, «ogni gesto può essere un passo per incoraggiare eventuali soluzioni del conflitto».
Il testo integrale della preghiera del cardinale Zuppi:
«Innalzo la mia preghiera a Te, Dio Onnipotente, per la cara Ucraina. Nella tua misericordia concedi una pace giusta, e che i prigionieri possano tornare a casa, i bambini riabbracciare le loro famiglie, i dispersi siano ritrovati e tutti possano piangere davanti al corpo del proprio caro che è caduto. Ispira in ognuno di noi il coraggio e la saggezza per essere costruttori di pace e la determinazione di sconfiggere il male con bene. San Volodymyr, prega per noi. Santissima Madre di Dio, intercedi per noi».

Von der Leyen in visita a Kiev
Telegiornale 15.07.2026, 12:30








