Dopo il sì britannico all'uscita dall'Unione Europea, molti partiti e personalità politiche euroscettiche del vecchio continente evocano la possibilità di indire un referendum anche nei loro rispettivi paesi. Ma cosa rappresenta in generale questo strumento nelle democrazie moderne e che uso se ne fa? Lo abbiamo chiesto a Stefan Lehne, analista al Carnegie Institute di Bruxelles:
“In teoria la maggior parte dei paesi ha la possibilità di tenere un referendum, con l'eccezione di Germania e Belgio. Tuttavia le singole culture democratiche differiscono molto. In molti paesi il referendum è stato fino ad oggi usato solo raramente. Ora però, sta diventando più popolare a causa della crisi di rappresentatività che stanno vivendo le democrazie. La gente ha perduto fiducia nelle élite politiche, per questo chiede sempre più spesso di ricorrere alla democrazia diretta. E negli ultimi anni stiamo assistendo ad una proliferazione del referendum nell'Unione Europea. Ma c'è un solo paese che ha fatto del referendum uno strumento di base della sua cultura politica e questo è la Svizzera, naturalmente!”.
Uno strumento su cui si fonda quindi la democrazia stessa, che ultimamente sta però assumendo una connotazione negativa...
“È vero che negli ultimi anni, i principali partiti europei - i partiti di centro - hanno perso terreno e i partiti populisti sono emersi- principalmente a destra ma anche a sinistra. Queste formazioni populiste hanno via via invocato dei referendum perché sono dei fantastici strumenti per mobilitare le masse e contrastare l'establishment”.
Il referendum quindi vittima di una strumentalizzazione?
“In questo senso la Svizzera è un eccezione: il referendum da molto tempo fa parte della cultura politica, la popolazione lo ha assimilato e capito, è dunque un vero strumento di democrazia. In altri paesi invece indirlo è un evento raro, la gente non è preparata a utilizzarlo. Inoltre spesso lo si associa una campagna politica che fa leva su altri fattori, ad esempio fattori denigratori dell'operato di un Governo, o riguardanti il mal andamento dell'economia.... Credo proprio che si debba imparare a utilizzare il referendum, strumento molto utile ma dai risultati abbastanza imprevedibili: si ha sempre una risposta, ma non è sempre la risposta al quesito realmente posto”.
È possibile per Londra ignorare l’esito della consultazione popolare sulla Brexit?
“No. Sarebbe inaccettabile: è un voto espresso in democrazia. Penso però che i negoziati per stabilire il nuovo status della Gran Bretagna dureranno per diversi anni. E non escludo che dopo un certo periodo di prova, il paese possa decider di indire un nuovo referendum.”
Chiara Savi/Red.MM
L’intervista completa a Stefan Lehne nell’audio qui sotto.
RG 18.30 del 29 giugno 2016 Il servizio di Chiara Savi
RSI Info 29.06.2016, 20:07
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