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Regeni, stop al processo contro 007 egiziani

"Non c'è prova che gli imputati sappiano del giudizio a loro carico". I genitori della vittima: "Premiata la prepotenza egiziana"

  • 14 October 2021, 23:24
  • 10 June 2023, 13:05
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RG 07.00 del 15.10.2021 La corrispondenza di Laura Cappon

Battuta d'arresto per il processo a carico dei quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, brutalmente torturato e infine ucciso il ricercatore italiano Giulio Regeni nel 2016. I giudici della III corte d'Assise di Roma hanno annullato il rinvio a giudizio disposto dal giudice dell'udienza preliminare nel maggio scorso, per cercare di rendere effettiva (e non solo presunta) la conoscenza del processo agli imputati. Il rischio, altrimenti, sarebbe la nullità del procedimento.

Il nodo sulla presenza in aula del generale Sabir Tariq, dei colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif si annunciava complesso. A parere della Corte d'assise di Roma "il decreto che disponeva il giudizio era stato notificato agli imputati comunque non presenti all'udienza preliminare mediante consegna di copia dell'atto ai difensori di ufficio nominati, sul presupposto che si fossero sottratti volontariamente alla conoscenza di atti del procedimento". Si riparte quindi dall'udienza preliminare. Il giudice, dunque, dovrà utilizzare tutti gli strumenti, compresa una nuova rogatoria con l'Egitto, per rendere effettiva e non solo presunta la conoscenza agli imputati del procedimento a loro carico.

Amarezza e sorpresa della Procura

Fonti della Procura hanno espresso amarezza e sorpresa, mentre i familiari di Giulio, presenti in aula, non si dicono rassegnati: è "solo una battuta d'arresto, premiata la prepotenza egiziana".

Nel corso del suo intervento il pubblico ministero Sergio Colaiocco aveva sottolineato che i quattro 007 si "sono sottratti volontariamente al processo mettendo in atto, in qualità di agenti della National Securety, una serie di depistaggi per "rallentare" l'indagine della Procura di Roma in modo tale da insabbiare la verità su quanto avvenuto tra il dicembre del 2015 e il febbraio del 2016.

"Gli 007 egiziani non potevano non sapere del processo"

La tesi, considerata la pubblicità, mediatica e non solo, data all'inchiesta e al procedimento penale tale da renderlo "fatto notorio", è che i quattro non potevano non sapere che davanti ad un tribunale italiano iniziava il processo a loro carico.

"Sono finti inconsapevoli", ha detto il rappresentante dell'accusa che ha poi elencato 13 circostanze nelle quali gli 007 hanno ostacolato il corso delle indagini. "L'imputato ha diritto ad avere tutte le notifiche del processo ma anche il dovere di eleggere il proprio domicilio. L'Egitto su questo punto non ha mai risposto. In generale su 64 rogatorie inviate al Cairo, 39 non hanno avuto risposta". E poi l'ammissione: "Abbiamo fatto quanto umanamente possibile per fare questo processo e sono convinto che oggi i quattro imputati sappiano che qui si sta celebrando la prima udienza".

"Depistaggi clamorosi"

In aula presenti i genitori di Regeni, Paola e Claudio e la sorella Irene che si sono costituiti parte civile. Dal canto suo anche l'avvocato dello Stato ha depositato l'istanza da parte della Presidenza del Consiglio. I legali della famiglia Regeni hanno fatto riferimento ai "depistaggi clamorosi" messi in atto dalla National Security e dagli imputati. Dal finto movente omosessuale, all'uccisione della banda di rapinatori fino ad arrivare al film sulla vicenda di Regeni, andato in onda sui media egiziani e comparso anche sui social network, "evidentemente diffamatorio tanto che i genitori di Giulio hanno presentato una denuncia-querela alla Procura di Roma".

Regeni fu torturato fino a renderlo irriconoscibile

L'avvocato Ballerini ha ricordato che a Giulio furono "fratturati denti e ossa. Incise lettere sul corpo. La madre lo riconobbe dalla punta del naso". Tutto ciò è avvenuto "in un luogo di tortura della National Security. Giulio muore non per le torture ma per torsione del collo, perché qualcuno decide che doveva morire. In questi anni abbiamo subito pressioni e i nostri consulenti in Egitto sono stati arrestati e torturati".

RG 12.30 del 14.10.2021 La corrispondenza di Anna Valenti

  • 14.10.2021
  • 12:36

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