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Le vite in fuga dall’Ucraina ricominciano in North Dakota

Dopo l’accoglienza iniziale, i profughi ucraini vivono nell’incertezza per la fine del programma d’accoglienza USA

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Gli ucraini del North Dakota

Telegiornale 26.02.2026, 20:00

Di: Massimiliano Herber (con Fabien Ortiz), corrispondente RSI negli USA

In North Dakota c’è una Little Ukraine. Il legame è storico: già alla fine dell’Ottocento fu meta dell’immigrazione ucraina. Prima della Prima Guerra Mondiale oltre 250’000 ucraini raggiunsero le “Great Plains”, altre ondate sono seguite, tanto che nell’ovest dello stato può capitare di imbattersi in chiese di rito ucraino.

Fargo, North Dakota

Fargo, North Dakota

  • m.h./RSI

Dall’inizio dell’invasione russa, la diaspora ucraina si è rinnovata e rimpolpata. Dal 2022 oltre un migliaio di giovani e famiglie sono arrivati nel ventoso e freddo stato del nord grazie a un programma federale di accoglienzaUniting for Ukraine”. Numeri esigui se si considerano i 200’000 profughi accolti con l’avvio dell’“operazione militare speciale” voluta da Putin, ma che in uno stato con 760’000 abitanti possono fare la differenza. Nel Dakota del nord, dove per quasi duecento giorni l’anno le temperature sono sottozero, si assiste a quel rimescolamento di storie ed etnie a cui - in fondo - gli Stati Uniti sono abituati da quando sono stati fondati.

Michael Southam, fondatore dell’associazione FM Volontari per l’Ucraina

Michael Southam, fondatore dell’associazione FM Volontari per l’Ucraina

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A Fargo, città nota per il film dei fratelli Coen e la successiva seria tivù, oltre duecento persone - tra giovani e famiglie - sono arrivate dall’Ucraina dallo scoppio della guerra. Sono giunte grazie al lavoro di un’associazione di volontari fondata da Michael Southam e Marina Behm. Per ognuno dei profughi, famiglie locali si sono fatte da garante. Dopo 1’461 giorni di guerra, ammette Michael, anche qui si coglie un po’ di stanchezza, ma anche in uno stato roccaforte repubblicano “nella vita quotidiana — tra famiglie, chiese e piccole comunità — l’accoglienza verso gli ucraini è stata molto calorosa”. Anche perché il North Dakota ha da tempo un problema di manodopera, ha bisogno di lavoratori che lavorino nell’industria estrattiva dell’ovest o nelle acciaierie alla periferia di Fargo. Manca forza lavoro e gli ucraini, anche per il clima difficile dello stato, sono visti come lavora ideali. “Non è solo una scelta umanitaria, spiega al Telegiornale Dave Terfehr, responsabile del personale della TrueNorth Steel, ma anche logica: abbiamo bisogno delle loro competenze qui!”.

Dave Terfehr e Dmytro alla True North Steel di Fargo

Dave Terfehr e Dmytro alla True North Steel di Fargo

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Oggi, dopo quasi tre anni negli Stati Uniti molti rifugiati non sperano più di tornare in Ucraina. Perché hanno voltato pagina come Yarik Riozanov, 28enne autista di camion per un’impresa di costruzioni; perché hanno trovato un lavoro che dà loro soddisfazione, come Dmytro Selchenko; perché dove aver lavorato in un bar e in una pasticceria, come Vlad Vereshchynskyi, hanno trovato l’anima gemella al di qua dell’oceano e si sono sposati. E c’è pure chi è appena arrivato, lavora in una pasticceria e ancora fa fatica con l’inglese, come Luda Hosko, e sa che quella che era casa sua, a Mariupol, non c’è più.

Fargo, dove oltre 200 ucraini sono stati accolti dal 2022

Fargo, dove oltre 200 ucraini sono stati accolti dal 2022

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Vite cambiate dalla guerra, che ora si trovano confrontate con l’ennesimo crocevia. Il piano speciale di protezione temporanea per gli ucraini voluto dall’Amministrazione Biden è scaduto;  vi è stata una proroga di 180 giorni, ma l’avvenire di chi è riuscito a rifarsi una vita lontano dalla guerra è ancora in un limbo. Il finale del film degli ucraini in fuga dalla guerra a Fargo non è ancora stato scritto.

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