La Procura di Milano punta di nuovo il dito sui servizi di consegna di cibo a domicilio. Dopo la Glovo, ora nel mirino dell’autorità inquirente è finita anche la filiale italiana di Deliveroo.
Le accuse principali sono due. La prima è che i rider – ovvero i fattorini – hanno un contratto di lavoratori autonomi, ma di fatto – attraverso l’applicazione – vengono controllati come se fossero collaboratori interni. La seconda accusa concerne invece le retribuzioni, che sono estremamente basse. Per questo la procura di Milano ha messo sotto controllo giudiziario la filiale italiana di Deliveroo, società di consegne di cibo a domicilio, che conta 20’000 riders.
“Nella realtà loro sono organizzati dalle piattaforme – dichiara alla RSI Roberta Turi, segretaria nazionale NIdiL Cgil, lavoratori atipici – Tra l’altro spesso vengono pressati dalle piattaforme per andare più veloce. Le consegne mediamente oscillano tra i due e i quattro euro. Sono lavoratori che hanno una condizione di estremo bisogno e vengono messi in competizione gli uni con gli altri. Questo fa sì che i più disperati accettino anche le proposte più basse”.
La procura di Milano questa volta ha fatto un passo in più. Ha coinvolto anche catene di fast food e grande distribuzione, dove i riders prelevano i prodotti. A queste società ha chiesto di dimostrare di avere meccanismi per evitare lo sfruttamento di chi effettua le consegne.
“Allarga le responsabilità anche ai partner commerciali di questi soggetti. – spiega Roberta Turi – È fondamentale che anche loro siano chiamati alla responsabilità. Hanno dei codici etici e quindi spesso si presentano con la faccia pulita, ma se sono di fatto complici di un sistema del genere è evidente che bisogna puntare il dito anche su di loro”.
C’è una direttiva europea che regola il settore. L’Italia, come gli altri paesi, ha l’obbligo di recepirla entro fine anno, ma per ora non ci sono segnali certi. “Abbiamo anche parlato di queste situazioni in occasioni pubbliche – afferma Roberta Turi - dove erano presenti rappresentanti istituzionali, la politica e anche gli organismi di controllo. Mi viene quindi da dire che questa è stata purtroppo una scoperta dell’acqua calda. È intervenuta la procura, ma potevano intervenire altri”.
Bisognerà ora capire, se l’intervento della Procura spingerà le società a dare più stabilità e garanzie economiche ai rider. E se la politica – dopo anni di attesa – deciderà di dare nuove regole al settore.







