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Repubblicani contro Trump

Malgrado il consenso unanime dei delegati alla nomination, nel partito cresce la fronda contro il presidente USA

  • 25 agosto 2020, 21:24
  • 10 giugno 2023, 04:03
  • ELEZIONI USA 2020
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Robert Orr, ex giudice della Corte Suprema della North Carolina

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“Purtroppo questo è diventato il partito di Trump. Non è più il partito repubblicano. Tutto ruota intorno a lui”.

Robert Orr usa toni pacati ma fermi. È un ex-giudice della Corte Suprema della North Carolina. Lo incontriamo a Charlotte, proprio dove poche ore prima il “Grand Old Party” – il partito che fu di Abraham Lincoln - ha appena designato Donald Trump come candidato alla successione di sé stesso alla Casa Bianca. Non è solo un’avversione verso il personaggio Trump, la sua, ma una vera e propria rivolta morale, un dissenso profondo sui valori.

“Dovremmo condividere alcuni principi di fondo su come governare il paese e rapportarci col mondo. Con Trump e la sua amministrazione questi valori sono stati ignorati, calpestati, disprezzati” afferma l’ex-giudice, già dirigente del partito repubblicano in North Carolina. Il dissenso contro Trump e i suoi alleati non è nuovo.

L'intervista integrale di Emiliano Bos a Robert Orr fondatore dei "Repubblicani per un nuovo presidente"

RSI Mondo 25.08.2020, 20:54

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L’ala moderata del partito è stata isolata, i suoi rappresentanti storici esclusi dalla Convention di questi giorni. L’ex-presidente George W. Bush, per esempio, non ci sarà. Gruppi come i “Never Trumpers” (“Mai con Trump”) sono attivi già dal 2016, ancora prima della vittoria elettorale del presidente; ne fanno parte molti esponenti conservatori che non si riconoscono in Trump.

Altre formazioni, come i “Repubblicani per un nuovo presidente”, fondati da Robert Orr, sono emerse più di recente. Il loro obiettivo è convincere gli elettori indecisi, coloro – spiega l’ex-giudice – “che non amano Trump, ma non si sentono a proprio agio con il candidato democratico Joe Biden”.

Malgrado le divergenze politiche, il voto per l’ex-vicepresidente di Obama “è nell’interesse del paese e del partito repubblicano”. La battaglia, anche quella minoritaria dei conservatori in rivolta contro Trump, si gioca soprattutto negli Stati in bilico. A partire dalla North Carolina, ma anche in Arizona, Pennsylvania, Ohio, Wisconsin.

Il partito repubblicano, o quello che ne resta, sopravviverà a Trump? Dipende dall’esito delle presidenziali, conclude Orr. “Il giorno dopo le elezioni ci siederemo intorno a un tavolo chiedendoci: e adesso dove andiamo?”

Emiliano Bos

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