Le interruzioni parziali di internet in Russia vanno avanti da mesi, ma ora la stretta si è fatta più severa. Anche nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, l’accesso alla rete è sempre più difficoltoso e alcuni servizi molto diffusi, come l’app di messaggistica Telegram, risultano inaccessibili.
La situazione ha avuto effetti immediati sulla vita quotidiana. In molte aree del Paese si è assistito a un ritorno forzato a modalità analogiche: pagamenti in contanti al posto delle app, uso di cercapersone e walkie-talkie nelle aziende, crescente domanda di mappe cartacee e stradari. Quella che per mesi era stata la normalità in diverse regioni russe è ora arrivata anche nelle principali città, finora risparmiate dalle restrizioni.
Sicurezza o controllo?
Le autorità giustificano le limitazioni con ragioni di sicurezza, in particolare con la necessità di proteggere il Paese dagli attacchi dei droni ucraini. A questo si aggiunge un quadro normativo: dal 3 marzo è in vigore una legge che autorizza i servizi di sicurezza a interrompere le comunicazioni, dalla rete internet alla telefonia.
Parallelamente, il Cremlino sta sperimentando le cosiddette “white list”, ovvero elenchi di siti approvati che dovrebbero restare accessibili anche in caso di blocchi. Se il sistema dovesse funzionare, consentirebbe alle autorità di esercitare un controllo ancora più stretto sullo spazio informativo.
Cresce il malcontento
I segnali di malcontento emergono anche nelle sfere più alte, come dimostrano alcuni editoriali critici apparsi di recente sulla stampa governativa. Per quanto riguarda la popolazione, si parla di possibili proteste, anche se le autorità continuano a vietare le manifestazioni. Eventuali mobilitazioni rappresenterebbero un banco di prova significativo per il potere centrale, chiamato a gestire il crescente disagio dovuto al controllo sempre più rigido delle comunicazioni.






