ANALISI

Sulla Russia l’ombra di una repressione digitale

Crescono nel Paese le interruzioni nella rete internet mobile: per ragioni legate alla guerra in Ucraina, come afferma il Cremlino, o per un disegno politico preciso?

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In varie regioni del Paese sono progressivamente aumentati gli shutdown

In varie regioni del Paese sono progressivamente aumentati gli shutdown

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Di: Stefano Grazioli 

Dalla metà dello scorso anno si sono intensificate in Russia le interruzioni temporanee della copertura di internet mobile, ufficialmente per questioni di sicurezza. In varie regioni del Paese più vasto del mondo sono aumentati in maniera progressiva gli shutdown: dai 622 registrati a giugno 2025 agli oltre 2’000 in luglio e agosto, secondo i dati di Brand Analytics riassunti dal sito Re:Russia. Se in autunno e in inverno gli episodi sono diminuiti, rimanendo comunque sopra quota 1’000 e sparsi nelle zone periferiche, all’inizio del 2026 i problemi hanno toccato Mosca e nelle ultime settimane le disfunzioni nella capitale sono diventate una questione internazionale, suscitando le speculazioni più disparate: dall’imminenza di un colpo di Stato contro Vladimir Putin, alla preparazione per l’imposizione imminente del controllo statale sulla rete, Runet, l’Internet russa, e la realizzazione così di quello che in Occidente è già stato battezzato il Gulag digitale. Le realtà, al di là della propaganda che fa sempre parte del duello che al momento si gioca soprattutto tra Mosca ed Europa sullo sfondo del conflitto in Ucraina, è come sempre un po’ più complessa.

Le ragioni militari

La spiegazione ufficiale data dal Cremlino è che le sospensioni della rete mobile siano collegate più che a un prossimo “great crackdown”, una grande repressione, a ragioni militari, per impedire in sostanza ai droni in arrivo dall’Ucraina, o comunque diretti contro obiettivi in territorio russo, di giungere a bersaglio. Dallo scorso anno gli attacchi di Kiev tramite aeromobili a pilotaggio remoto hanno creato larghi problemi alle difese russe, non solo nelle regioni di confine, ma appunto in profondità. Gli shutdown rappresenterebbero dunque una delle contromosse per evitare e limitare danni e come ha affermato Andrei Svintsov, vicepresidente della commissione parlamentare per la politica dell’informazione, si tratterebbe dunque solo di una fase temporanea, in attesa di una riconfigurazione completa della rete, per consentire alle autorità di bloccare le tecnologie di puntamento in caso di possibili attacchi. Anche il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha detto che sono i motivi di sicurezza legati alla guerra a determinare i malfunzionamenti attuali, a Mosca e nel resto della Russia.

I motivi politici

È vero però che la frequenza e l’entità delle interruzioni di internet mobile in tutto il Paese negli ultimi mesi non può essere spiegata solo dal punto di vista militare, come assicurato nella versione ufficiale, ed è probabile che alle ragioni securitarie siano da affiancare quelle politiche, con un disegno preciso del Cremlino per accentrare il controllo su Runet, dissociandola progressivamente dal World Wide Web modellato dalle Big Tech occidentali. Il modello di riferimento per Mosca è quello di Pechino. L’esempio più chiaro di questa strategia è stato il lancio nel 2025 della piattaforma Max/Maks, controllata dallo Stato e paragonabile alla cinese WeChat, in cui vengono raggruppati servizi di messaggeria, sociali, di commercio, ma anche di governo digitale, il tutto Made in Russia. Dopo l’avvio del conflitto in Ucraina sono cresciute le restrizioni contro le applicazioni occidentali come Whatsapp, Facebook, Instagram, YouTube e simili, con l’intenzione di favorire quelle nazionali. La stretta è stata accompagnata dall’introduzione di nuove leggi che obbligano gli operatori di telefonia mobile a interrompere il servizio a qualsiasi cliente su richiesta dell’Fsb, il Servizio di sicurezza federale.

Dalla censura alle whitelist

Le autorità russe si sono affidate principalmente quindi ai metodi tradizionali di censura, ovvero al filtraggio negativo, che prevede la rimozione di contenuti indesiderati: l’elenco delle risorse bloccate da Roskomnadzor, il Servizio federale per la supervisione di comunicazioni, IT e mass media, si è ampliato rapidamente, anche se complessivamente l’uso diffuso di tecnologie per eludere i blocchi, anche solo tramite semplici Vpn, reti private virtuali, ha limitato tra gli utenti il controllo esterno. Ora il Cremlino starebbe sperimentando invece il cosiddetto filtraggio positivo, cioè l’utilizzo di tecnologie che si basano sul principio di bloccare di default tutti i contenuti e che consentono il passaggio solo di materiale autorizzato attraverso le cosiddette whitelist: in sostanza, dopo aver provocato un deterioramento delle condizioni di accesso alla Rete, lo Stato fornirebbe le soluzioni per i problemi creati ad hoc. L’obiettivo finale sarebbe quello di ricalibrare Runet mobile, inizialmente a livello regionale, per poi passare alla centralizzazione e al controllo totale anche sulla rete fissa.

Le reazioni dei russi

I problemi che hanno dovuto affrontare i russi negli ultimi mesi e nelle ultime settimane sono in ogni caso di ordine relativo, amplificati più che altro dall’eco internazionale e dalle congetture propagandistiche. I danni economici sono limitati e i disagi pratici, benché evidenti, altrettanto, dato che hanno interessato solo la rete mobile e non quella fissa. La Russia non soffre insomma di nessun isolamento internazionale, non vi è nessun Gulag digitale interno e in prospettiva il passaggio dei dati personali da Mark Zuckerberg a Vladimir Putin non si configura come un problema esistenziale: secondo i dati del Levada Center, centro di ricerca indipendente sanzionato dal Cremlino come “agente straniero”, solo il 2% dei russi negli ultimi 3 mesi ha giudicato come evento rilevante il problema delle interruzioni alla rete mobile. Lo scorsa estate, dopo la notizia che Roskomnadzor avrebbe avuto intenzione di bloccare i servizi di Whatsapp e Telegram, il 56% dei russi si era detto addirittura favorevole, giustificando il sostegno principalmente con la necessità di combattere le frodi, garantire la sicurezza di adolescenti e anziani e combattere il terrorismo.

Le implicazioni

Accertato che le implicazioni economiche degli shutdown incidono poco - per Mosca un miliardo di rubli al giorno (poco più di 9 milioni di franchi) secondo i calcoli del quotidiano economico Kommersant - e i disagi sono momentanei, rimane in definitiva ancora da capire come le ragioni di sicurezza e quelle politiche si intreccino davvero e come si concretizzeranno gli obbiettivi del Cremlino, con la volontà di un sempre maggior controllo delle tecnologie delle comunicazione: fermo restando che il sistema putiniano è stabile, aiutato da un consenso popolare superiore all’80%, cifre del Levada Center e poco contestabili, l’autocrazia russa sta stringendo sempre di più le maglie digitali, puntando sulle whitelist e la repressione di quegli strumenti su cui può circolare il dissenso residuo. A settembre di quest’anno si terranno le elezioni parlamentari e nessuno si aspetta sorprese.

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01:45

Massiccio attacco russo in Ucraina

Telegiornale 15.03.2026, 12:30

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