I rapporti tra Washington e Mosca si fanno sempre più tesi, dopo la decisione presa ieri, giovedì, da Barack Obama di espellere 35 alte cariche diplomatiche russe per spionaggio: i funzionari hanno 72 ore di tempo per lasciare gli Stati Uniti. La reazione di Vladimir Putin non si è fatta attendere. Il presidente russo ha minacciato inizialmente lo stesso provvedimento nei confronti di alcuni rappresentanti a stelle e strisce in Russia, per poi tornare sui suoi passi e annunciare: "Non espelleremo diplomatici...; la Russia si riserva il diritto di rispondere agli Stati Uniti, ma non di scendere al livello di una diplomazia irresponsabile".
A motivare la drastica sanzione statunitense ci hanno pensato venerdì il Dipartimento della sicurezza interna e l’FBI, che hanno diffuso un documento di 13 pagine nel quale vengono denunciate le interferenze di hacker russi nella campagna elettorale del 2016.
Non è tempo di strette di mano
Nel braccio di ferro in atto, l’ambasciata russa a Londra ha rincarato la dose: “Il presidente Obama espelle 35 diplomatici russi in un deja vu di Guerra fredda. Come tutti, compreso il popolo americano, saremo lieti di vedere la fine di questa disgraziata amministrazione”, si legge in un tweet, che allega pure la foto di un anatroccolo con la scritta “lame” (zoppo).
In questo scenario insolito, stupisce la reazione cauta di Donald Trump: nessuna frase ad effetto, nessun tweet, ma solo la richiesta di incontrare i vertici dei servizi segreti la prossima settimana. Il motivo è presto svelato: il presidente eletto è in difficoltà, grazie alla decisione inattesa adottata da Obama, ad appena 20 giorni dal suo addio alla Casa Bianca.
La transizione più litigiosa di sempre
mamo
Dal TG 12.30:
Obama espelle 35 diplomatici russi
Telegiornale 30.12.2016, 13:30



