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Stati Uniti, quando la guerra diventa una missione religiosa

A Modem, il fondatore della Military Religious Freedom Foundation Mike Weinstein denuncia la crescente influenza del fondamentalismo cristiano nelle forze armate statunitensi: “Una minaccia interna alla democrazia e alla sicurezza”

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Il presidente Donald Trump incontra i membri del White House Faith Office nello Studio Ovale a Washington
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Il conto alla rovescia per l’Armageddon è cominciato

Modem 18.03.2026, 08:30

  • Wikimedia Commons / The White House
Di: Dario Lanfranconi (Modem), intervista originale - GiRe, adattamento web

L’attacco all’Iran e la retorica religiosa usata da alcuni esponenti dell’amministrazione Trump, così come da comandanti militari statunitensi hanno riportato al centro una domanda: quanto pesa oggi il fondamentalismo cristiano dentro le istituzioni americane e, in particolare, nelle forze armate?

Nella puntata di mercoledì, Modem ha approfondito il legame tra nazionalismo cristiano e politica estera americana. L’intervistato è Mike Weinstein, fondatore e presidente della Military Religious Freedom Foundation attiva da oltre vent’anni nella difesa della libertà religiosa all’interno delle forze armate statunitensi.

L’allarme: “Una cultura ormai radicata”

Secondo Weinstein il fenomeno del fondamentalismo cristiano non può essere considerato come marginale. Infatti, dopo l’avvio dell’operazione militare contro l’Iran, la sua fondazione ha ricevuto in poche ore oltre 200 richieste di aiuto, in gran parte da militari che si sentono sotto pressione religiosa o che denunciano comandanti pronti a presentare il conflitto come parte di un disegno biblico legato all’Armageddon e alla fine dei tempi. Per Weinstein il segnale politico e culturale arriva già dai vertici: il segretario alla Difesa Pete Hegseth, indicato come esempio di un cristianesimo fondamentalista ostentato e normalizzato dentro il Pentagono. Il risultato, secondo Weinstein, è che una parte dell’esercito finisce per vedere la guerra come una “missione religiosa”.

“Il confine tra Stato e Chiesa si sta sgretolando”

La denuncia di Weinstein tocca per certi versi il cuore del sistema costituzionale americano, cioè il primo emendamento. L’attivista ricorda come esso abbia creato una netta separazione tra sfera religiosa e potere statale, cioè un “Grand Canyon” tra Chiesa e Stato. Eppure, proprio nell’ambito militare questo confine starebbe diventando sempre più fragile. Weinstein sostiene che il messaggio implicito oggi sia che per fare carriera nelle forze armate è meglio conformarsi a un modello identitario preciso, bianco, cristiano, maschile e nazionalista. Chi si oppone, aggiunge, difficilmente riesce a esporsi in prima persona senza pagarne il prezzo. Per questo la sua fondazione, più che nelle aule giudiziarie, combatte “nel tribunale dell’opinione pubblica”, dando voce a chi teme ritorsioni.

Una minaccia che riguarda anche gli alleati

Un altro punto emerso nella sua intervista riguarda il ruolo internazionale degli Stati Uniti. Alla domanda se gli alleati europei possano ancora considerare Washington un partner affidabile in ambito NATO, Mike Weinstein è stato piuttosto netto: “Questo assunto, mi dispiace dirvelo, è distrutto”. Rincarando con: “Gli Stati Uniti come partner militare, professionale, affidabile, privo di influenze politiche e religiose è reale, purtroppo, quanto un unicorno”. Da qui il suo invito all’Europa a prepararsi a una fase nuova e diversa: “Penso che le nazioni europee dovrebbero prepararsi ad andare avanti collettivamente da sole, finché non riusciremo a invertire la rotta in questo Paese”. Parole che riassumono il senso del suo allarme: il timore che questa deriva finisca per indebolire la democrazia americana, i suoi equilibri istituzionali e la credibilità internazionale dell’esercito.

Le opinioni degli esperti

Il fondamentalismo diventato ideologia di massa

Paolo Naso, politologo, già docente alla Sapienza di Roma e autore di Dio benedica l’America, ha spiegato nel corso di Modem che il fondamentalismo evangelical, un tempo marginale, è diventato negli anni una ideologia di massa e una lobby politica sempre più vicina a Donald Trump. Secondo Naso, questa deriva si è trasformata in un “nazionalismo cristiano” capace di influenzare anche la politica estera, con il rischio di una vera “involuzione teocratica”.

Religione, potere e “democrazia maggioritaria”

Per Luca Ozzano, professore associato di Scienza politica all’Università di Torino - anch’egli intervenuto nel corso della puntata - la componente religiosa è reale ma non basta da sola a spiegare il quadro. Vanno infatti considerati anche con interessi strategici, economici e politici. Il nodo più preoccupante, secondo lui, è la saldatura tra religione radicale, leadership politica e una visione di “democrazia maggioritaria”, in cui i contrappesi istituzionali rischiano di indebolirsi.

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