di Resy Canonica
È domenica 6 settembre e mi trovo nella stazione ferroviaria di Monaco di Baviera, diventata in pochi giorni un vero e proprio porto d'approdo per migliaia di persone in fuga dal loro paese. Un luogo centrale, nel quale anche i tedeschi si ritrovano per accogliere al meglio queste famiglie, che non hanno più nulla, se non il sogno di iniziare una nuova vita in un nuovo paese.
Questi volti, questi rumori, queste immagini mi catturano come un magnete. I treni, dal mattino fino alla mezzanotte, sia che giungano da Budapest o da Vienna, sono carichi non solo di uomini, donne e bambini, ma pure di emozioni forti che coinvolgono tutti, indistintamente.
Ho voluto fermare nel tempo queste impressioni, queste sensazioni attraverso alcuni scatti, che rimarranno per sempre nella mia mente e nei miei pensieri. Un'esperienza unica, resa ancor più forte dalla voce di un ragazzo siriano che, appena giunto a Monaco, guardandomi negli occhi mi dice: “Danke schön”, e di una coppia d'anziani tedeschi che esclamano: “Habibi”, parola araba usata per esprimere il proprio sentimento d'amore e d'affetto. Il regime dell'austerità, che ha caratterizzato il paese in questi ultimi anni, sembra proprio aver lasciato il posto alla solidarietà.





