La Cina compie un altro passo nella trasformazione delle terre rare da risorsa economica a strumento di potere geopolitico. Da oggi, mercoledì, entra in vigore un doppio pacchetto di misure che rafforza il controllo dello Stato sull’intera catena di approvvigionamento dei minerali strategici.
Sistema di segnalazione interna
La novità più evidente è l’introduzione di un sistema di segnalazione interna. Cittadini, aziende e operatori saranno chiamati a denunciare sospette violazioni delle norme sull’export attraverso linee telefoniche e piattaforme online. Chi aiuterà le autorità a individuare esportazioni illegali potrà essere premiato.
Nuovi poteri al Ministero del Commercio
Parallelamente diventa operativo anche il nuovo meccanismo di sicurezza che attribuisce al Ministero del Commercio poteri molto più ampi per indagare su governi, aziende o organizzazioni straniere ritenute responsabili di danneggiare gli interessi industriali cinesi. In alcuni casi Pechino potrà imporre restrizioni commerciali, limitare investimenti o interrompere rapporti economici.
I primi segnali
Segnali in tal senso sono arrivati nei giorni scorsi: prima una serie di restrizioni contro aziende degli Stati Uniti, poi l’inedito arresto di due cittadini giapponesi accusati di contrabbando di terre rare soggette a restrizioni. L’obiettivo è controllare ogni passaggio della filiera dominata dalla Cina, che è cruciale per microchip, auto elettriche, droni e dispositivi militari.
L’arma negoziale con Trump
Nei mesi scorsi le restrizioni sulle terre rare hanno consentito a Pechino di avviare negoziati con Donald Trump. La Cina ritiene che i minerali critici siano un’arma negoziale fondamentale. Per questo, nonostante i recenti segnali di disgelo, Xi Jinping continua a rafforzare il controllo dello Stato sul settore, elevato a materia di sicurezza nazionale.










