“Non faremo nessuna concessione ai terroristi nell’ambito del conflitto siriano”. Parola del capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, all’indomani dell’uccisione, ad Ankara, dell’ambasciatore russo Andrej Karlov.
Nel frattempo, un gruppo di 18 fra inquirenti, agenti dei servizi segreti e diplomatici russi è atterrato oggi, martedì, nella capitale turca per indagare sull’omicidio di Karlov, freddato ieri da un 22enne durante l’inaugurazione di una mostra d’arte. L’aggressore, in seguito abbattuto, era un poliziotto in servizio da un paio d’anni nei reparti antisommossa. “Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui. Allah u Akbar”, ha urlato dopo aver aperto il fuoco.
Ieri, durante l'attacco
La polizia ha fermato sette persone in relazione all’attacco; si tratta di famigliari o amici dell’aggressore. La stampa allineata al Governo e gli inquirenti turchi hanno da parte loro puntato nuovamente il dito contro i seguaci di Fethullah Gülen. Il predicatore esiliato negli Stati Uniti – indicato più volte come l’organizzatore del fallito golpe di luglio – ha però negato ogni implicazione.
Reuters/AFP/ludoC
Dal TG12.30:






