Ticino e Grigioni

Terremoto in Friuli: quando il Ticino aiutò la ricostruzione

Il 6 maggio 1976 un sisma devastante causò quasi 1’000 morti - La comunità friulana in Ticino si mobilitò per aiutare gli sfollati - Le testimonianze di chi c’era

  • 54 minuti fa
  • 37 minuti fa
Il 6 maggio 1976 un terremoto di magnitudo 6.5 colpì il Friuli

Il 6 maggio 1976 un terremoto di magnitudo 6.5 colpì il Friuli

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Francesca Torrani, Marcello Ierace / AC 

Il 6 maggio 1976, 50 anni fa, alle 21.00 un terremoto di magnitudo 6.5 della scala Richter colpì il Friuli e le zone circostanti. L’epicentro fu tra Gemona e Artegna e il sisma toccò in particolare la valle del fiume Tagliamento. È ricordato come uno dei peggiori eventi sismici della storia italiana nel XX secolo.

In meno di un minuto, l’”Orcolat” - come i friulani chiamano il terremoto - rase al suolo interi centri abitati. Gemona, Venzone, Majano, Buja, Osoppo e molti altri comuni furono devastati.

L’area più colpita fu quella a nord di Udine, ma la scossa fu avvertita in tutto il Nord Italia. I danni furono amplificati dalle particolari condizioni del suolo, dalla posizione dei paesi e dall’età avanzata delle costruzioni.

Il sisma causò 990 morti e circa 60’000 persone rimasero senzatetto su una popolazione di 370’000 abitanti. Gli sfollati arrivarono a 100’000. Oltre cento comuni italiani subirono danni.

6 maggio 1976: il racconto di un giornalista del TG1, che stava registrando con un ospite un’intervista, quando la scossa di terremoto si fece sentire anche negli studi RAI di Milano

Il legame con il Ticino

Il terremoto fu avvertito anche in Ticino. Tuttavia, non fu quella scossa a creare un legame diretto tra la popolazione ticinese e la tragedia friulana. A unire le due regioni furono le storie dei molti friulani emigrati in Svizzera nei decenni precedenti, che si mobilitarono immediatamente per portare aiuto alla loro terra d’origine.

I ricordi di chi c’era

“I ricordi sono abbastanza drammatici. Ormai sono passati 50 anni però sono stati giorni molto, molto intensi e di partecipazione globale di tutti, sia da noi che da parte del popolo ticinese. Sono stati molto vicini a noi friuliani”, racconta Vittorio Pitton ai microfoni di SEIDISERA. All’epoca, nel 1976, aveva 32 anni. Viveva a Minusio ed era in Ticino già da 15 anni.

Nel 1973, insieme ad altri friulani, aveva fondato la sezione ticinese del Fogolâr Furlan – il focolare friulano – un’associazione di emigranti che ha sedi in tutto il mondo.

La notizia da lontano

Ma la notizia del terremoto, 50 anni fa, qualcuno l’ha appresa da ancora più lontano, come Toni Chiandussi. “Non essendo coinvolto nella regione, c’è un attimo di sgomento. Non si riesce a capire come possa essere successo, in un primo istante”, racconta. “Poi, quando arrivarono le prime notizie, con tutto quello che si era distrutto e soprattutto a causa dei morti, il dramma ha preso un’ampiezza mondiale”.

Toni Chiandussi all’epoca si trovava a Neuchâtel, dove stava cominciando la sua carriera da allenatore di calcio, che nel 1985 lo porterà a conquistare una storica promozione in Serie A con il Locarno.

L’area più colpita fu quella a nord di Udine, ma la scossa fu avvertita in tutto il Nord Italia

L’area più colpita fu quella a nord di Udine, ma la scossa fu avvertita in tutto il Nord Italia

  • Keystone

La mobilitazione per la ricostruzione

A ogni modo, una volta appresa la notizia del tremendo evento, il pensiero andò subito alla ricostruzione. I Fogolâr Furlan si attivarono, ma anche i ticinesi, che furono promotori della ricostruzione di un asilo a Coia, una frazione di Tarcento, tra i comuni più colpiti dal terremoto.

“Molti friulani all’estero hanno dato un contributo tangibile alla ricostruzione”, ricorda David Lucchetta, attuale presidente del Fogolâr Furlan in Ticino. “Questo è un asilo progettato in Ticino. Il progettista ci ha regalato il progetto per poterlo replicare con l’asilo a Coia. È stato costruito con tutte le forze che venivano dal Ticino, sia i materiali che le persone”.

La visita dopo la catastrofe

“Feci un viaggio una settimana dopo, per vedere il disastro”, ricorda Chiandussi. “Sono andato alla città più martoriata, che era Gemona, ed era per metà distrutta”.

Anche Pitton, dopo il tragico evento, è andato a vedere con i propri occhi quanto accaduto. “Ci siamo trovati davanti a questa catastrofe, a immaginarla viene ancora la pelle d’oca, per chiederci cosa potessimo fare. Mancava tutto, dalle cose più semplici, ai medicinali, all’acqua potabile”.

Una ricostruzione esemplare

Dopo 10 anni, il 99% delle zone terremotate era già sistemato. Un motivo di orgoglio, ancora oggi, per i friulani.

SEIDISERA del 06.05.2026

10:24
immagine

6 maggio 1976: il giorno che tremò il Friuli (2./5)

Alphaville: i dossier 07.04.2026, 11:30

  • Keystone
  • Barbara Camplani
rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare