La ministra britannica per le attività produttive, Andrea Leadsom, ha ordinato un'inchiesta sui manager di Thomas Cook, in seguito alla bancarotta dello storico tour operator britannico che ha "abbandonato" nei luoghi di vacanza 600'000 clienti, stranieri compresi (tra questi anche una novantina di cittadini elvetici), bloccati dai Caraibi alle Baleari e alle Canarie, dalla Turchia alle isole della Grecia.
Un incubo a cui il Governo britannico ha risposto con l'annuncio del via a un affannato ponte aereo d'emergenza (chiamato Matterhorn, cosa che non è piaciuta a Zermatt), senza precedenti in tempo di pace, riservato per ora ai suoi 150'000 cittadini coinvolti.
L'inchiesta è stata affidata all'official receiver, l'ufficiale giudiziario incaricato dell'iter fallimentare, per verificare se l'operato dei responsabili abbia "causato nocumento ai creditori o ai fondi pensione" dei 22'000 dipendenti ora a rischio. La stampa, intanto, denuncia i circa 50 milioni ricevuti fra salari e bonus dagli executive di Thomas Cook negli ultimi 10 anni, in barba alla crisi e ai debiti crescenti della società.
Intanto la situazione caotica e gli interrogativi sui punti oscuri della crisi del tour operator, certificata fin dal 2011, lasciano aleggiare un'ulteriore ombra sull'economia britannica, in aggiunta alla crisi globale, che si è già rivelata fatale per non pochi brand-simbolo d'oltremanica, e alle incognite della Brexit, mentre si avvicina la scadenza del 31 ottobre. Il premier britannico Boris Johnson ha ribadito che non richiederà un'estensione ed uscirà dall'UE proprio l'ultimo giorno di ottobre.
ATS/M. Ang.
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