Il presidente statunitense Donald Trump, mercoledì, nel suo discorso al Forum economico mondiale di Davos, ha toccato numerosi punti: dalle autocelebrazioni della propria politica economica interna, alle critiche all’Europa (per quella che giudica come un’immigrazione incontrollata in atto) e alla NATO (per gli scarsi investimenti effettuati). Sul punto più atteso, la questione groenlandese, ha detto: “Vogliamo negoziati immediati, non userò la forza”. Ha poi voluto sottolineare, tra l’altro, che abbassare i dazi svizzeri non significa che non possano di nuovo aumentare.
Trump ha poi annunciato in serata che non imporrà dal primo febbraio i dazi minacciati ai Paesi europei per la Groenlandia. Lo ha scritto sulla sua rete sociale Truth dopo l’incontro “costruttivo” con il segretario generale della NATO Mark Rutte a margine della riunione. “Sulla base di un incontro molto proficuo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito la struttura di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all’intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti d’America e per tutte le nazioni della NATO”, scrive Trump. “Il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff e altri, a seconda delle necessità, saranno responsabili dei negoziati. Riferiranno direttamente a me”.
In un palazzo dei congressi gremito (tanto che i giornalisti sono stati confinati in una sala separata) e con la polizia a tenere a bada le proteste dei manifestanti, Trump ha iniziato il suo discorso dalle questioni interne, non lesinando le critiche all’amministrazione del suo predecessore, il presidente Democratico Joe Biden. “In un anno abbiamo praticamente eliminato l’inflazione e l’economia USA è in pieno boom. Ed è il motore dell’economia mondiale”, ha esordito. Ha quindi sostenuto che l’Europa “non sta andando nella direzione giusta e sta diventando irriconoscibile a causa dell’immigrazione incontrollata”.
A proposito delle questioni internazionali nelle quali gli Stati Uniti sono attualmente coinvolti, Trump ha sostenuto che “il Venezuela guadagnerà più soldi nei prossimi sei mesi che negli ultimi vent’anni e tornerà a essere una grande nazione. Tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi”.
Riguardo alla Groenlandia ha dichiarato “grande rispetto per danesi e groenlandesi. Ma dopo la seconda guerra mondiale abbiamo commesso un errore a restituire loro il territorio. Alla NATO abbiamo dato tanto, ma abbiamo ricevuto pochissimo indietro. Ma un’acquisizione - come abbiamo già fatto in passato così come gli europei - non sarebbe una minaccia. Vogliamo solo un pezzo di ghiaccio in cambio della protezione mondiale”. Trump ha comunque affermato che non userà la forza per appropriarsene.
Tra i vari conflitti menzionati, Trump si è soffermato anche sull’Ucraina, osservando che “sta agli europei proteggerla dalla Russia, non a noi che siamo separati dall’oceano. Sia Putin sia Zelensky vogliono un accordo, questa guerra deve finire perché troppa gente sta morendo”, aggiungendo che incontrerà lo stesso Zelensky a Davos.
I dazi alla Svizzera
Nei Grigioni il presidente statunitense si è anche soffermato sui rapporti con la Svizzera: “La Svizzera produce splendidi orologi, ma ha un enorme disavanzo nei nostri confronti. Quindi ho applicato dei dazi al 30%. Allora mi ha chiamato la prima ministra (l’allora presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, ndr) o qualcosa del genere (sic) dicendomi ‘siamo un piccolo Paese, non può farci questo’. È stato un colloquio aggressivo e quindi poi ho messo i dazi al 39%. Avrei anche potuto salire al 70%, ma non volevo portare la Svizzera in una crisi economica”. E infine la stoccata, con Trump che ha spiegato che abbassare i dazi svizzeri non significa che non possano di nuovo aumentare.
Parmelin dopo aver visto Trump: “Gli ho spiegato che la bilancia commerciale si è invertita”
Dopo il discorso di Trump il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha avuto un incontro di circa 15 minuti con il presidente USA, a cui hanno partecipato anche la ‘ministra’ delle finanze Karin Keller-Sutter e il ‘ministro’ degli esteri Ignazio Cassis da Berna. In una conferenza stampa Parmelin ha definito l’incontro “cortese e fermo”, affermando di aver spiegato alla delegazione statunitense che, secondo gli ultimi dati, la bilancia commerciale si è invertita passando da circa 40 miliardi di dollari in favore della Svizzera a 8,8 miliardi in favore degli USA.
UE sospende accordo commerciale con gli USA
Intanto il Parlamento europeo ha deciso di sospendere l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, rinviando il suo via libera. Lo ha annunciato il presidente della commissione commercio internazionale dell’Eurocamera, Bernd Lange, in conferenza stampa a Strasburgo, ufficializzando la decisione preannunciata ieri dal presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber, in accordo con Socialisti e Liberali.
Con le nuove minacce di dazi “Donald Trump ha rotto” il patto firmato a luglio in Scozia, ha sottolineato Lange. Trump “sta usando i dazi per esercitare una pressione politica su di noi affinché vendiamo la Groenlandia. Per questo siamo stati molto chiari: la procedura resterà sospesa finché non ci sarà chiarezza sulla Groenlandia e su queste minacce”, ha sottolineato il socialista tedesco. La minaccia di Washington, ha aggiunto, rappresenta “un vero e proprio attacco alla sovranità economica e alla sovranità territoriale e all’integrità dell’UE.
A titolo personale, Lange ha indicato inoltre di ritenere necessari “ulteriori passi” come l’applicazione dei dazi sulle liste di prodotti USA congelati a seguito dell’accordo di luglio, nonché “l’attuazione dello strumento anti-coercizione”, il bazooka UE creato “per rispondere a un Paese terzo quando utilizza dazi o investimenti come strumenti di pressione politica”.

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Notiziario 21.01.2026, 17:00
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