“Mi piacerebbe tanto trovare una Delcy Rodriguez anche per l’Iran, ma le cose sono un po’ più difficili”. Queste le parole di Donald Trump giorni fa in un’intervista al sito web di notizie Axios, solo l’ultima delle dichiarazioni a registrare la sorprendente luna di miele in corso tra la Casa Bianca e chi regge il regime chavista di Caracas.
Dopo la cattura di Nicolas Maduro gli USA hanno iniziato a dettare legge in Venezuela e alla presidente ad interim Rodriguez non è rimasto altro che seguire più o meno alla lettera le indicazioni che le vengono date. “Delcy Rodriguez è una grande leader – ha detto Trump – sta facendo un lavoro fantastico per noi”. La strada segnata dalla sua amministrazione, del resto, è stata chiara e l’ha ribadita più volte anche il segretario di Stato Marco Rubio. Prima c’è l’ordine pubblico, poi la ripresa dell’attività economica per le imprese energetiche statunitensi, solo dopo si penserà alla transizione democratica. Business first, insomma, con buona pace dell’opposizione venezuelana, che sperava in un rapido regime change, a iniziare dalla premio Nobel Maria Corina Machado.

I bastioni di Maduro contro Trump
Falò 27.01.2026, 21:20
La riapertura ufficiale delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, interrotte nel 2019, è un passo storico; a dirigere l’ambasciata americana a Caracas c’è l’incaricata d’affari Laura Dogu, responsabile dell’organizzazione dei numerosi incontri bilaterali tra i due governi. Il segretario agli interni Doug Burgum è stato ricevuto con onori dal governo venezuelano e ha annunciato la firma del primo accordo tra la Shell e un’industria petrolifera venezuelana. Il greggio è la chiave maestra in questa nuova amicizia, un settore chiave dopo che Trump ha sancito con l’ordinanza esecutiva 14373 che tutti i proventi dell’export di petrolio venezuelano siano custoditi in un conto speciale gestito dal Dipartimento delle finanze americano. Una misura pensata per evitare reclami e confische da parte dei creditori internazionali del Venezuela, con gli Usa a fare da garanti e custodi della principale ricchezza del paese sudamericano.
“Siamo molto felici – ha detto Trump – perché ogni giorno riceviamo nelle raffinerie di Houston milioni di barili di petrolio venezuelano. Tutto ciò è di grande aiuto per i nostri popoli”. Un flusso che diventa ancora più importante considerando l’impennata dei prezzi del greggio in relazione alla guerra in Iran. Nonostante le velleità trumpiane, in ogni caso, pare a tutti chiaro che il modello venezuelano sia difficilmente applicabile alla complicata situazione iraniana. Gli USA non hanno in questo momento la forza per imporre una guida all’Iran e possono solo sperare in una debacle del regime sotto la pressione popolare.
Di diverso tenore, invece, è la questione cubana. Sia Rubio che Trump hanno più volte ripetuto la loro volontà di mettere fine al sistema socialista sull’isola; il “protettorato” americano su Caracas ha messo in difficoltà l’Avana perché ha tagliato nettamente le forniture di greggio venezuelano vitali per l’isola. Cuba sta ricevendo aiuti dal Messico, ma a lungo andare questo non basterà di fronte all’aggravarsi della crisi energetica ed economica, con i blackout continui e la scarsezza di generi di prima necessità.
Dopo aver “addomesticato” il chavismo, Trump sogna la caduta del regime cubano, un risultato forse meno importante dal punto di vista economico ma che avrebbe un enorme significato storico e politico. Marco Rubio, del resto, lo ha promesso da tempo agli esuli cubani di Miami: i prossimi mesi saranno cruciali per capire cosa succederà sull’isola.

SEIDISERA del 07.03.2026: La situazione a Cuba: l’intervista a Yanelis Despaigne, di Sofia Pelosi
RSI Info 07.03.2026, 18:39
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