Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato di aver sospeso il “pianificato attacco all’Iran” in programma martedì perché sono in corso “colloqui seri” che potrebbero portare a un accordo. Nell’annuncio sul suo social Truth, Trump ribadisce comunque che gli Stati Uniti sono pronti “a procedere con un assalto su vasta scala contro Teheran, con preavviso immediato, nell’eventualità in cui non venga raggiunta un’intesa accettabile”.
“Ho impartito istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo dello Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, affinché non venga eseguito l’attacco contro l’Iran programmato per domani”, ha scritto Trump sul suo social.
La sospensione dell’attacco contro l’Iran, ha spiegato Trump, è stata decisa perché “sono ora in corso seri negoziati” che - ad avviso dell’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, dal Principe Ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan - porteranno ad un “accordo che risulterà pienamente accettabile per gli Stati Uniti d’America, così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e oltre”. Nell’eventuale intesa, ha chiarito Trump, ci sarà “un aspetto fondamentale”, ovvero “nessuna arma nucleare” per Teheran.
L’annuncio del presidente mostra la sua frustrazione di fronte a una situazione di stallo e alla nuova proposta in 14 punti dell’Iran, ritenuta “insufficiente” dalla Casa Bianca per poter pensare al raggiungimento di un’intesa sulla fine del conflitto: per il presidente USA presenta solo miglioramenti simbolici rispetto alla versione precedente e nulla più. Il documento - ha riferito un funzionario statunitense ad Axios - conterrebbe molte parole sull’impegno dell’Iran a non perseguire l’arma nucleare ma, di fatto, nessun dettaglio in merito alla sospensione dell’arricchimento dell’uranio e sulla consegna delle scorte esistenti.
“Non sono aperto a nessuna concessione”, ha dichiarato Trump, evidentemente frustrato dallo stallo delle trattative. Il presidente ha convocato nella Situation Room della Casa Bianca i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale allo scopo di esaminare le opzioni militari a disposizione, valutando gli eventuali aggiornamenti messi a punto dal Pentagono.
Secondo indiscrezioni, l’Iran si è detto pronto ad accettare un lungo periodo di congelamento del suo programma nucleare anziché uno smantellamento completo, a condizione che l’uranio altamente arricchito sia trasferito in Russia anziché negli Stati Uniti.
Il nodo dell’uranio arricchito
Una proposta che per il presidente statunitense non è abbastanza. Trump ripete infatti da mesi che vuole l’uranio iraniano negli Stati Uniti e in passato ha respinto l’offerta del presidente russo Vladimir Putin sul suo trasferimento in Russia.
Oltre all’apertura sul nucleare, nella proposta inviata agli Stati Uniti, Teheran ha chiesto - secondo Al-Arabiya - una tregua lunga e articolata in più fasi, nonché un’apertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz con un ruolo garantito per il Pakistan e l’Oman in caso di attriti. Per l’importante crocevia marittimo, il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran ha annunciato la costituzione di un nuovo ente incaricato della sua gestione, chiamato Autorità dello Stretto del Golfo Persico.
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso
Intanto Hormuz resta di fatto chiuso, e al momento una sua riapertura appare lontana. Gli Stati Uniti - secondo quanto diffuso dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim - hanno proposto una deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio iraniano in cambio di un accordo di pace e della riapertura dello Stretto. “Non ci sarà nessuna revoca delle sanzioni a titolo gratuito e senza un’azione reciproca da parte dell’Iran”, ha chiarito un funzionario della Casa Bianca.
La deroga sul petrolio russo
Per cercare di alleviare le pressioni sulle quotazioni petrolifere e arginare l’impatto delle carenze di greggio, gli Stati Uniti hanno concesso una nuova deroga di 30 giorni al petrolio russo. Così si avrà “maggiore flessibilità e si aiuterà a stabilizzare il mercato”, ha spiegato il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, osservando come la deroga ridurrà anche la capacità della “Cina di accumulare petrolio a prezzo scontato”.
Il ruolo di Cina e Pakistan
Un messaggio indiretto a Pechino, dove è in arrivo Vladimir Putin. Mentre il presidente cinese continua a tessere la sua tela diplomatica, il Pakistan - mediatore fra Iran e Stati Uniti - ha intanto schierato 8’000 soldati e aerei da combattimento in Arabia Saudita, aumentando ulteriormente la tensione nella regione.

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Notiziario 18.05.2026, 22:00
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Aumenta la tensione tra USA e Iran
Telegiornale 11.05.2026, 12:30







