Filosofia e Religioni
Mistica

La Parola inabitata, come la mistica ha conquistato la psiche moderna

Da eresia a scienza dell’anima: il viaggio del linguaggio mistico attraverso i secoli, guidati dall’analisi di Carlo Ossola e Michel de Certeau

  • 2 ore fa
La parete laterale dell'abitazione di un beduino è dipinta con colori vivaci e decorata con impronte di mani, note come “hamsa”, che si ritiene abbiano il potere di allontanare il male  (6 gennaio 1999, nella città costiera egiziana di Nueba)

La parete laterale dell'abitazione di un beduino è dipinta con colori vivaci e decorata con impronte di mani, note come “hamsa”, che si ritiene abbiano il potere di allontanare il male (6 gennaio 1999, nella città costiera egiziana di Nueba)

  • Keystone
Di: Marco Vannini, filosofo

Uno dei fenomeni più interessanti nella cultura contemporanea è l’attenzione con cui essa guarda al fenomeno mistico, non solo nella religione, ma, ben più in generale, nell’ambito complessivo della psiche. Mentre fino a pochi decenni fa la mistica era guardata con sospetto dal pensiero laico, intriso di razionalismo se non di scientismo, ma anche nell’ambito religioso era tenuta cautamente ai margini, per non dire emarginata, ora la situazione sembra capovolta. Teologi e psicologi riconoscono infatti valore al fenomeno mistico, visto talvolta dai primi come fondante l’esperienza religiosa stessa, dai secondi come apertura a dimensioni importanti e prima poco esplorate dell’anima umana.

È ovvio che l’ attuale interesse alla mistica si avvale degli strumenti offerti dalla cultura contemporanea, e in questo si discosta non poco dallo studio tradizionale, quale era stato fino alla metà del ‘900, offrendo così anche possibilità di interpretazione e di comprensione nuove e per molti versi illuminanti. È questo il caso dell’approccio linguistico, ovvero dell’attenzione centrata sulla Parola, richiesta dal fatto che i mistici stessi dichiarano di essere “inabitati” dalla Parola, per cui il loro dire si presenta in certo modo senza soggetto e il discorso si esaurisce, lasciando il posto a una resa, a uno smarrimento, come sottolineava Michel de Certeau, il gesuita francese (1925-1986) che ha avuto parte essenziale in questo nuovo approccio conoscitivo.

Proprio a de Certeau, di cui fu amico, sono dedicati infatti due importanti capitoli del volume di Carlo Ossola Il fuoco nella pietra. La tradizione mistica moderna (Vita e Pensiero, Milano 2026), nel quale l’insigne filologo e critico letterario raccoglie e ricapitola gli studi di un cinquantennio sulla parola mistica dei moderni. Dai mistici italiani dei secoli XVI e XVII - con un capitolo specifico su Maria Maddalena de’ Pazzi e uno su Giovanni Maria della Croce - fino ai contemporanei Charles de Foucauld e Dag Hammarskjöld, il libro delinea il complesso ma affascinante quadro del linguaggio mistico, quale esso si è evoluto, pur mantenendo delle caratteristiche specifiche. Se è vero, infatti, che v’è un repertorio mistico che dura immutato, da Eckhart a Silesius, altrettanto vero è che tracce sia pure impercettibili di mutamento si colgono proprio nel cuore del secolo “mistico” per eccellenza, ovvero quel Seicento in cui la mistica conosce il suo massimo fulgore - si parla addirittura di invasion mystique - per giungere però, proprio alla fine del secolo, a quella déroute, a quella disfatta, che coincide con il momento in cui sorge il secolo dei Lumi (p. 116). Non possiamo qui render conto, neppure sommariamente, dell’ampiezza e profondità di dottrina contenuta nelle pagine di questo volume, ma vogliamo comunque sottolineare almeno l’importanza della finissima analisi con cui si segue l’evoluzione del termine “mistica” nel XVII secolo, quando esso cessa progressivamente di essere aggettivo, relativo prevalentemente ad una interpretazione profonda, segreta della Scrittura, per diventare sostantivo. Fu allora che nacque la mistica come una disciplina a sé stante, una Science expérimentale, che usa un suo linguaggio proprio, sue formule linguistiche, per cui «la parola che indicava un’esperienza designa progressivamente una lingua» (così de Certeau, citato a p. 190).

La speranza del gesuita francese di trovare nella mistica l’ Anti-Babele, ovvero un linguaggio unificante i diversi - e confusionari - linguaggi delle varie religioni, non sembra però realizzarsi; al contrario, assistiamo oggi ad una sorta di nuova “invasione mistica”, con mistiche di ogni tipo, fino all’assurdo della “mistica laica”. La precisione filologica, di cui Il fuoco nella pietra è mirabile esempio, è perciò assolutamente necessaria: solo essa, infatti, può salvare dalla confusione di Babilonia, il cui Signore è il demonio - come ben sapevano i mistici veri.

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“Venite a me, vi darò ristoro e riposo”

Tempo dello spirito 28.06.2026, 08:00

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  • Luisa Nitti

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