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Tutti i calcoli del presidente USA

Le reazioni mediorientali ai raid americani, che vedono sullo sfondo lo scontro Israele-Hamas, sono dure; crescono i timori che il conflitto si allarghi

  • 03.02.2024, 15:46
  • 03.02.2024, 23:08
Biden alla Dover Air Force Base, in Delaware, dove ha accolto le salme dei tre militari USA rimasti uccisi in Giordania

Biden alla Dover Air Force Base, in Delaware, dove ha accolto le salme dei tre militari USA rimasti uccisi in Giordania

  • Keystone
Di: ATS/TG/sdr 

Il gruppo militante palestinese Hamas sabato ha condannato gli attacchi americani in Iraq e Siria, affermando che Washington ha versato “benzina sul fuoco” in Medio Oriente. Gli Stati Uniti “hanno la piena responsabilità delle ripercussioni di questo attacco aggressivo contro Iraq e Siria”, ha ribadito il gruppo in un comunicato. “Coloro che gettano benzina sul fuoco, vi assicuriamo che la regione non troverà stabilità, né pace finché l’aggressione sionista (israeliana), i crimini genocidi e la pulizia etnica del popolo palestinese nella Striscia di Gaza non cesseranno”, prosegue la nota.

Altre reazioni all’indomani dei raid USA in rappresaglia per un attacco di droni che aveva ucciso tre soldati americani in Giordania, arrivano direttamente dalle autorità di Damasco. Secondo costoro l’occupazione statunitense del territorio siriano “non può continuare”. Gli attacchi della notte scorsa hanno ucciso “un certo numero di civili e soldati, ne hanno feriti altri e hanno causato danni significativi a proprietà pubbliche e private”, hanno affermato in un comunicato le forze armate siriane, aggiungendo: “L’occupazione di parti del territorio siriano da parte delle forze statunitensi non può continuare”.

La conta delle vittime

Negli attacchi americani in Siria sono stati uccisi 23 combattenti filo-iraniani, secondo un nuovo bilancio fatto dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (basato nel Regno Unito, ndr). Secondo il portavoce del governo iracheno Bassem al-Awadi, nel suo paese le vittime dei raid USA nell’ovest dell’Iraq contro gruppi armati filo-iraniani ammontano a 16 persone, compresi civili.

Biden: “Se colpite un americano noi risponderemo”

“Non tollereremo altri attacchi”, ha tuonato il segretario alla Difesa Austin, mentre Biden ha fatto capire che l’operazione durerà giorni. “La nostra risposta continuerà nei tempi e nei modi che decideremo”, ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca poco dopo aver accolto alla Dover Air Force Base, in Delaware, le salme dei tre militari rimasti uccisi in Giordania. Gli Stati Uniti “non vogliono il conflitto in Medio Oriente o in qualsiasi altra parte del mondo. Ma - ha avvertito Biden - tutti coloro che vogliono farci del male sappiano questo: se fate del male a un americano, reagiremo”. Queste parole, quanto accaduto con gli attacchi statunitensi, va visto in filigrana con quanto sta accadendo anche tra Israele ed Hamas

Tutti i calcoli del presidente

Mario Del Pero, docente di storia degli Stati Uniti a Parigi, intervistato dalla RSI ha ipotizzato come questi attacchi possano essere mossi anche da tre tipi di ragionamenti da parte del presidente USA: un calcolo strategico, uno politico e finanche un calcolo elettorale. Il calcolo strategico è ripristinare la deterrenza di Washington, spiega il professore, ossia la capacità di mostrare che gli Stati Uniti possono infliggere un tal danno al nemico da inibire le azioni future del nemico stesso. La morte dei soldati americani costringe poi ad un calcolo obbligato in un anno elettorale come questo dal momento che Biden è stato accusato da molti repubblicani di non avere risposto in maniera ferma e coraggiosa e di essere un presidente debole e vulnerabile. Deve quindi rispondere a queste critiche politiche dimostrando di essere un credibile comandante in campo. Il tema centrale è se vi è la possibilità che il conflitto si possa allargare. “Questo - dice Del Pero alla RSI - è davvero il crinale sottile su cui si muove e si è mosso Biden. In questo caso specifico, perché da un lato c’era la necessità politica e strategica di dare una risposta forte, di mostrarsi forti e credibili e dall’altro però si vuole evitare a tutti i costi di scatenare un’escalation che poi vada fuori controllo, espandendo il conflitto. Alcuni senatori repubblicani, lo stesso candidato repubblicano in pectore per le presidenziali Donald Trump, chiedevano risposte ancor più dure, di colpire direttamente l’Iran, di bombardare Teheran. Non ci si è spinti fino a quel punto però di certo questi sono stati raid significativi dall’alta valenza simbolica. Si scommette sul fatto che gli avversari, l’avversario iraniano, consapevole della superiorità statunitense, non risponda sostanzialmente e che questa specifica partita si chiuda qui. Il rischio di escalation in questi casi è sempre molto alto, anche un’escalation involontaria che gli attori non vogliono ma nella quale poi si ritrovano”.

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