"In questo paese quasi tutti tendono a buttarci nello stesso calderone: immigrati senza documenti, rifugiati, richiedenti asilo. E ci chiamano 'illegali'. Tocca a noi alzarci e dire: non è così. Noi rifugiati – dice alla RSI - siamo autorizzati legalmente a vivere qui, a lavorare qui, a cercare la felicità qui. I rifugiati devono essere capaci di raccontare le loro storie, che sono potenti". La sua è una storia potente. Nel 1994 è scappato dalla Liberia devastata dalla guerra civile. Destinazione Montana, al confine col Canada. "Non avevo mai visto la neve", racconta. 23 anni dopo ha sconfitto James Smith, il sindaco in carica dal 2001. Tra poche settimane diventerà lui il sindaco di Helena, la capitale del Montana. Su un milione di abitanti, in tutto lo Stato vivono solo 4’000 afro-americani. La percentuale più bassa degli interi Stati Uniti.
L'attesa alle porte d'America
Wilmot Collins ha vinto per una manciata di voti. Ma il suo successo elettorale è un messaggio di speranza in un momento in cui rifugiati, immigrati e richiedenti asilo – stavolta volutamente affiancati – sono presi di mira.
Il presidente Donald Trump da mesi sta tentando di bloccarne in parte l’arrivo. Vuole rafforzare le procedure di verifica e di ammissione. Ma quelle esistenti – assicura il neo-eletto sindaco – "sono dettagliate e già funzionano".
Lui ne sa qualcosa. Quando con sua moglie decise di chiedere l’asilo politico in America, lei arrivò qui prima grazie a una borsa di studio. Era incinta. Wilmot Collins fu costretto ad attendere 2 anni e 7 mesi prima di essere accettato negli USA. "Sono rimasto separato dalla mia famiglia per tutto quel tempo", racconta al telefono. Intanto era nata sua figlia, cittadina americana poiché venuta alla luce in Montana. "Quando l’ho vista la prima volta, stava per compiere due anni".
"Torna in Africa", firmato Ku-Klux-Klan
L’inizio della sua nuova vita qui negli Stati Uniti non è stato facile. E non solo per le temperature rigide e la neve, ovviamente mai sperimentate in Liberia. Sul muro di casa gli scrissero: "Torna in Africa", firmato: Ku Klux Klan. "Ma quando ho visto i miei vicini di casa organizzarsi per ripulire il muro di casa mia ho pensato: questa è una buona comunità".
Adesso toccherà a lui guidarla. A Helena, la capitale del Montana, le elezioni amministrative non sono partitiche. Wilmot Collins non è schierato con un partito ma appartiene al campo progressista. Vuole rafforzare gli stanziamenti per polizia e vigili del fuoco. E incrementare i programmi per i giovani senza fissa dimora e i veterani di guerra.
Primo sindaco afroamericano, dopo il barbiere
Dal prossimo gennaio sarà ufficialmente il primo sindaco afro-americano, spiega alla RSI Ellen Baulmer, della Montana Historical Society. "Ma nel 1873 un barbiere di colore proveniente da Washington sconfisse altri due candidati e fu dichiarato sindaco…non furono vere elezioni perché Helena non era ancora una città autonoma". Si chiamava Edward T. Johnson. Dopo pochi anni però – racconta la storica – fece ritorno a Washington.
Wilmot Collins non ha nessuna intenzione di tornare in Liberia. Rimarrà qui.
Ha lavorato per anni come esperto per la cura dei bambini maltrattati al Dipartimento statale della sanità. Presto sarà alla guida della sua comunità. "Quando ho spiegato chi ero e da dove venivo, in passato, hanno iniziato ad accettarmi". Per questo ora Wilmot Collins si sente di dare un consiglio ai rifugiati: “Raccontate le vostre storie, la gente spesso si arrabbia per quello che non sa. Spiegate perché siete scappati e perché siete venuti qui. Io sono andato ovunque: scuole, chiese, università…a parlare della mia storia”. Una storia di rifugiato. Una storia potente.
Emiliano Bos, corrispondente RSI dagli Stati Uniti






