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Un’altra possibilità per Julian Assange

L’Alta corte di Londra ha concesso un ulteriore appello al fondatore di Wikileaks contro l’estradizione negli USA, in quanto sono fondati i timori di un processo non giusto

  • 20 maggio, 13:59
  • 20 maggio, 14:16
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Un'immagine scattata lunedì mattina a Londra

  • Keystone
Di: Agenzie/SP/dielle

L’Alta Corte di Londra ha concesso un ulteriore appello a Julian Assange contro l’estradizione negli Stati Uniti, riconoscendo come non infondate le argomentazioni della difesa del cofondatore di WikiLeaks sul timore di un processo non giusto oltre oceano.

I giudici Victoria Sharp e Jeremy Johnson hanno dichiarato che Assange ha le basi per impugnare l’ordine di estradizione del governo del Regno Unito. Gli avvocati di Assange hanno sostenuto che gli Stati Uniti hanno fornito garanzie “palesemente inadeguate” sul fatto che il fondatore di WikiLeaks sarebbe stato tutelato dalla libertà di stampa se fosse stato estradato in America per affrontare le accuse di spionaggio.

I suoi sostenitori hanno applaudito fuori dal tribunale quando la notizia della sentenza è arrivata dall’interno della Royal Courts of Justice.

Una giornata cruciale

Alcune ore prima dell’udienza, iniziata alle 10.30 ora locale, i sostenitori si erano già radunati fuori dalla Corte, gridando “Assange libero” o reggendo cartelli con scritto “Il giornalismo non è un crimine” e “Non estradate Assange”.

Dopo cinque anni di battaglia legale, salutata dai suoi sostenitori come una battaglia per la libertà dell’informazione, il 52enne australiano rischiava di essere rapidamente estradato se la sua richiesta fosse fallita. L’unica speranza sarebbe stata quella di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo per ottenere la sospensione dell’estradizione.

Il fondatore di WikiLeaks rischia fino a 175 anni di carcere negli Stati Uniti per aver diffuso, a partire dal 2010, oltre 700’000 documenti riservati sulle attività militari e diplomatiche degli Stati Uniti, in particolare in Iraq e Afghanistan. Questi documenti includono un video che mostra civili, tra cui due giornalisti della Reuters, uccisi dal fuoco di un elicottero statunitense in Iraq nel luglio 2007.

A fine marzo, dopo una serie di colpi di scena, due giudici dell’Alta Corte di Londra hanno chiesto agli Stati Uniti nuove garanzie sul trattamento che Julian Assange avrebbe ricevuto nel Paese, prima di pronunciarsi sulla richiesta del fondatore di WikiLeaks di presentare un nuovo ricorso contro la sua estradizione.

I giudici volevano così garantire che Assange non venga condannato a morte e che, in caso di estradizione, possa beneficiare della protezione del Primo Emendamento della Costituzione statunitense, che tutela la libertà di espressione. La risposta degli Stati Uniti non è stata resa pubblica, ma secondo persone vicine all’australiano, le autorità gli hanno assicurato che potrebbe invocare il Primo Emendamento, senza peraltro impegnarsi formalmente a concederglielo.

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Notiziario 20.05.2024, 14:00

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