REPORTAGE

Un’infanzia sotto i bombardamenti

In visita in un centro giovani sotterraneo di Kherson, dove i bambini possono socializzare e svolgere attività ricreative in uno spazio sicuro

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Un parco giochi a Kherson
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I bambini di Kherson dopo 4 anni di guerra

SEIDISERA 23.03.2026, 18:00

  • Immagine d'archivio Keystone
Di: SEIDISERA - Pierre Ograbek / Pa.St. 

Da oltre quattro anni la Russia bombarda quotidianamente l’Ucraina: con droni suicida, missili e pesanti bombe plananti. Nelle città ucraine i bambini sono abituati a questo scenario, ma il prezzo che stanno pagando è molto elevato: la loro vita è dettata dai bombardamenti, che lasciano traumi profondi.

L’inviato della RSI, Pierre Ograbek, ha visitato un centro giovanile sotterraneo nella città di Kherson. Città che all’inizio dell’invasione russa, nel 2022, è stata occupata per otto mesi, e che ora è costantemente bombardata.

Il centro giovani si trova diversi metri sotto terra, in una scuola in pieno centro città, dove regolarmente piovono colpi d’obice e droni kamikaze russi, provenienti dall’altra parte del fiume Dnipro. Le mamme portano in questo centro i figli per delle attività ricreatitive: è l’unico spazio sicuro per i bambini fuori dai loro appartamenti.

Irina è la responsabile dell’associazione “Uniti dall’amore per i bambini”. In tre anni è riuscita a creare degli spazi accoglienti e moderni. In una piccola palestra è in corso una lezione di “coreografia”. Tante ragazze ballano ben coordinate e concentrate sul loro esercizio. Ma nel frattempo Irina offre un ritratto molto cupo della sicurazione, sulla salute dei bambini che frequentano il centro.

Lezione di "coreografia" sotto terra, al riparo dai bombardamenti

Lezione di "coreografia" sotto terra, al riparo dai bombardamenti

  • RSI

“Noi possiamo solo individuare il problema. E poi subentra lo psicologo. O eventualmente i medici. A causa dei bombardamenti, a causa della paura accumulata, molti bambini soffrono di enuresi, si fanno la pipì addosso; capita anche all’età di nove o dieci anni. Ci sono molti casi simili, che poi vengono presi a carico dai medici. Ma quando è possibile individuare più presto i casi allora ci pensano gli psicologi”. E continua: “Non direi che siano passivi o aggressivi, nel loro comportamento. Principalmente, i bambini hanno paura. Percepiscono il pericolo. I nostri figli sanno cosa siano i droni. In quale altra parte del mondo i bambini sanno cosa sono i droni, cosa sono i colpi d’artiglieria, chi è a sparare? Di notte dormono male. Ora, a causa dei bombardamenti e a causa del periodo di occupazione russa, sono diventati chiusi, diffidenti. Questa paura, questa sfiducia è rimasta fino ad oggi”.

Uscire di casa significa automaticamente esporsi al pericolo. Qui sono al sicuro. Ma come reagiscono quando possono venire a svagarsi qui, sottoterra?

“Qui possono comunicare e vedersi. I nostri figli non hanno alcuna possibilità di giocare e socializzare all’aperto, di andare a scuola o all’asilo. Qui invece nel pomeriggio proponiamo proiezioni cinematografiche, attività ricreative, si fanno i compiti di scuola - che per loro è solo online. Ci sono degli psicologi che propongono delle attività terapeutiche speciali. Con la sabbia, per esempio. I nostri bambini non hanno nemmeno un posto dove andare a giocare con la sabbia. Questo è l’unico posto dove possono vivere una vita normale”. E aggiunge: “Abbiamo un esempio di bambini che hanno studiato assieme, nella fascia tra la prima e la quarta classe elementare, ma che hanno potuto conoscersi di persona solo qui, nel nostro spazio. Se no possono vedersi solo attraverso lo schermo di un monitor”.

A Kherson sono rimaste quasi 60’000 persone. Qui arrivano qualcosa come 5’000 bambini, per le diverse attività. Perché le famiglie rimangono a Kherson, sotto i bombardamenti quotidiani?

“Il motivo principale è che Kherson non è fatta di soli edifici. Una città è composta prima di tutto da persone. Se tutte se ne vanno, la città non esisterà più. Anch’io sono contraria al fatto che le famiglie restino qui con i loro figli. Ma c’è un altro fattore importante: se se ne vanno devono poi pagare cifre esorbitanti per trovare un’altra sistemazione, un altro appartamento. Se fosse per quattro mesi, sarebbe un conto. Ma dopo quattro anni la gente si abitua alla situazione. E resta, invece di fuggire e finire a dormire magari nei dormitori dei centri d’accoglienza. Non troverebbero grande sostegno e rispetto, ad essere sinceri”.

Però qui le condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate nelle ultime settimane. La situazione non può che farsi ancor più difficile, per questi bambini...

“Non possiamo dire nulla. Dipende tutto dal nostro vicino. Se mettesse fine alla guerra, ci ritroveremmo con molto lavoro, per fare in modo che i bambini possano riprendersi. Ma qui ci sono sia bambini che adulti. La guerra avrà un impatto molto grave. Anche i genitori che tornano dal fronte hanno un impatto sui bambini. Ci vorranno molti anni per lavorare su questo aspetto”.

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Cronaca della guerra in Ucraina

SEIDISERA 23.03.2026, 18:00

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