Un drone kamikaze Lancet guidato da un sistema di intelligenza artificiale. È questo il nuovo tipo di drone usato dall’Esercito russo nell’attacco che lunedì mattina, in pieno giorno, ha colpito il centro di Kiev. Gli esperti di Defence Express, media specializzato in difesa e sicurezza ucraine, hanno infatti analizzato le immagini raccolte dei detriti del drone caduti su Piazza Maidan, come la coda a forma di X con elica spingente e una testa esplosiva di 3 chilogrammi.
Quali sono le capacità belliche di questi droni? Quanto potrebbero essere determinanti nella strategia d’attacco russa? Abbiamo intervistato a riguardo Adrea Gilli*, esperto di politiche di difesa.
Nell’attacco russo su piazza Maidan a Kiev di lunedì è stato riscontrato l’utilizzo anche di droni kamikaze equipaggiati di IA, è vero? Di cosa si tratta di preciso e perché è così eccezionale?
“Secondo le informazioni in nostro possesso, la Russia avrebbe utilizzato questo piccolo drone che si chiama Lancet, il quale avrebbe integrato un sistema di intelligenza artificiale. I Lancet sono, semplicemente, dei missili più economici e, di conseguenza, meno performanti: come raggio, come testata e anche come precisione. L’intelligenza artificiale è software e questo, in qualsiasi applicazione, aumenta la performance. Nel caso dei conflitti, un parametro centrale per le munizioni riguarda proprio la precisione: maggiore precisione implica infatti un minore numero di munizioni utilizzate per colpire lo stesso obiettivo. Le forze armate possono usare il software in due modi, ovvero prima del lancio - per meglio identificare e pianificare come colpire un obiettivo - e dopo il lancio, invece - per aumentare l’accuratezza del missile. È perciò possibile immaginare che il Lancet fosse dotato di un sistema di intelligenza artificiale a bordo che, sulla base di determinati input, sarebbe in grado di discriminare gli obiettivi. Quanto efficace sia questo sistema, effettivamente, è difficile da dire, perché ciò dipende dai dati e dall’algoritmo utilizzati, che non sono a nostra disposizione”.

Massiccio attacco russo in Ucraina
Telegiornale 15.03.2026, 12:30
Cos’ha di diverso il Lancet rispetto ai droni usati in precedenza?
“La differenza principale di questo sistema riguarda appunto la capacità di discriminare. Anche i missili da crociera sono dotati di un sistema di navigazione interno, che è però votato ad ottenere un semplice risultato, ovvero colpire solo e soltanto l’obiettivo predeterminato. Quindi gli si richiede di escludere tutto, salvo un certo tipo di obiettivo. Nel caso del Lancet il ragionamento sarebbe all’opposto, in quanto non gli si dà un obiettivo preciso all’inizio ma, magari, una classifica di obiettivi, per esempio: prima la base militare, poi l’ospedale, poi l’asilo. Sarebbe perciò il drone, sulla base dell’algoritmo e dei dati su cui è stato addestrato, che andrebbe a colpire questi obiettivi. Ciò significa che, se non riesce a identificare la base militare, il drone scende e va a colpire l’obiettivo successivamente indicato. Il problema è che non si ha accesso ai dati del drone; quindi, non se ne conosce con esattezza il funzionamento.
Mosca li potrebbe usare più spesso per colpire i civili e fiaccarne maggiormente il morale
Andrea Gilli, esperto di politiche di difesa
Cosa significa questo per la strategia d’attacco russa e per la difesa ucraina?
“Non credo che, nei fatti, la situazione russa cambi molto. La strategia della Russia, dal 2023, è volta a degradare la resistenza ucraina nel morale e, proprio da qui derivano questi continui attacchi a centri abitati e infrastrutture civili. Questo sistema, se usato in scala, potrebbe aumentare la precisione degli attacchi russi e quindi essere più efficace sia su bersagli civili che militari. Bisogna però anche verificare se, nella pratica, questa precisione sarebbe davvero superiore, anche in scala. È importante anche specificare che questo drone ha comunque una capacità di fuoco limitata: la sua testata è di appena 1-3 chilogrammi. La Russia, però, potrebbe aumentarne l’uso per colpire con più efficacia i civili ucraini, sperando di fiaccarne prima, o maggiormente, il morale. L’Ucraina, dalla sua parte, cerca di difendersi da quattro anni e prova anche a contrattaccare, con dei progressi nelle ultime settimane, ma, per una questione numerica, si trovi sempre sulla difensiva. Per l’Ucraina (essere attaccata dai Lancet, ndr.) vuol dire, in generale, continuare ad aumentare le proprie capacità di difesa antiaerea, che sia corrispondente anche dal punto di vista dei costi. Inoltre, i missili e i droni sono sempre complessi da intercettare, perché spesso vengono lanciati in gruppi e perché, sono molto veloci (i missili balistici) o volano a bassa quota (missili da crociera e droni). l’Ucraina investe da anni in questo tipo di difesa antiaerea e ci riesce relativamente bene, anche perché sfrutta l’intelligenza artificiale, per discriminare essa stessa le munizioni da abbattere”.
Questo tipo di sistema potrebbe essere determinante per la strategia russa?
“Se la Russia riuscisse a produrre molti di questi sistemi, con effettivamente un elevato livello di precisione, riuscendo anche a neutralizzare le difese antiaeree ucraine, potrebbe ottenere dei risultati non irrilevanti. Lanciando uno stormo di questi droni, questi potrebbero andare a perlustrare le città ucraine, cercando degli obiettivi specifici. Nonostante ciò, si tratta di droni molto piccoli, con capacità distruttive ridotte ma, per riuscire davvero a infliggere dei danni notevoli, ci vorrebbero munizioni molto più grosse con delle testate più grosse. Questo richiederebbe però costi, tempi e un investimento produttivo molto più elevati. Perciò, questo sistema può dare un vantaggio tattico, e anche emotivo, nel breve periodo, ma senza dei cambiamenti strutturali. Ritengo difficile che possa far svoltare il corso della guerra.”
*Andrea Gilli è ricercatore e consulente nel settore della difesa. Le sue pubblicazioni appaiono sulle principali riviste accademiche del campo. Ha collaborato con la NATO, il Pentagono, Leonardo e il Governo italiano. Il suo lavoro ha ricevuto ampia copertura mediatica internazionale. Attualmente è docente presso l’Università di St Andrews, in Scozia, dove insegna dal 2024.

Nel Donbass infuria la battaglia
SEIDISERA 10.03.2026, 18:00
Contenuto audio








