A un po’ più di un anno dalla chiusura dell’organizzazione statale per gli aiuti umanitari USAID da parte dell’amministrazione Trump, il continente africano è alle prese con gravissime carenze sanitarie. Oltre alla questione del virus ebola che ha evidenziato quanto la mancanza di cure immediate e di strutture sanitarie adeguate sia stata una delle cause dell’epidemia in Repubblica Democratica del Congo, l’Africa orientale sta affrontando un’emergenza continua, quella dei malati di HIV e AIDS che tra Kenya, Tanzania e Uganda sono circa 5 milioni.
“L’anno scorso di questi tempi”, ha ricordato a SEIDISERA il collaboratore da Nairobi Freddie Del Curatolo, “Washington ha chiuso i rubinetti su uno stanziamento che per la sola Africa subsahariana era di 12 miliardi di dollari l’anno”. L’impatto non poteva non farsi sentire: negli ultimi tre Paesi citati mancano medicinali, anche salvavita, e il numero di operatori sanitari è drasticamente ridotto. In Kenya, per esempio, in decine di migliaia “quasi il 18% della forza lavoro del settore sanitario del Paese”, erano “sostenuti da programmi finanziati dal Governo statunitense” e molti “hanno perso il lavoro quasi subito”.
Ne ha risentito soprattutto - come detto - la lotta all’AIDS, dove il finanziamento da parte di USAID, “rappresentava circa l’80% del totale”. I dati aggiornati non sono ancora stati pubblicati, ma si stima che “dai 20’000 nuovi malati del 2024 e altrettanti morti, i numeri possano essere raddoppiati”. Questo anche perché senza denaro sono venute a mancare - o sono state drasticamente ridotte - le indispensabili forniture di farmaci retrovirali.
Gli effetti negli Stati Uniti
Gli effetti della chiusura di USAID si sono fatti sentire però anche negli Stati Uniti: “era il centro di gravità dell’aiuto umanitario internazionale degli Stati Uniti”, come ha ricordato il corrispondente della RSI Andrea Vosti. Anche se i dipendenti diretti “erano circa un migliaio” in tutto, sulle decine di migliaia di addetti del settore, alle dipendenze dello Stato o di ONG. Questo senza contare naturalmente i dipendenti all’estero.

Ex dipendenti di USAID in piazza a Washington il 27 febbraio
“Solo una minima parte della forza lavoro è stata riassorbita”, e tante persone hanno dovuto lasciare Washington, come pure molti dei dipendenti che occupavano i circa 60’000 posti cancellati dal DOGE, l’agenzia per l’efficienza governativa che era guidata da Elon Musk.

L'ex sede dell'agenzia, che aveva un migliaio di dipendenti diretti
Cambio di paradigma nell’aiuto umanitario
“La chiusura di USAID ha cancellato circa l’80% dell’aiuto umanitario statunitense e la parte rimasta è stata trasferita sotto il Dipartimento di Stato, con una gestione molto più centralizzata”, ha spiegato ancora Vosti. Al di là della cancellazione di molti programmi, “si è assistito a un cambio di paradigma”, con aiuti negoziati bilateralmente con i Paesi destinatari, “in cambio dei dati dei beneficiari, una vera miniera di informazioni”. Una ventina di Paesi ha firmato questi accordi, mentre alti come Zimbabwe o Ghana hanno rifiutato questo approccio.










