Nel mezzo della crisi ucraina, la Bielorussia ha annunciato l'esito di un referendum costituzionale che rafforza i poteri del presidente Alexandr Lukashenko.
Gli emendamenti adottati con il 65,16% dei suffragi limitano a due mandati la durata della presidenza, ma si applicheranno solo in futuro: se riconfermato nel 2025, Lukashenko (che ha 67 anni) potrebbe restare in carica fino al 2035. Gli ex presidenti si vedono inoltre garantire l'immunità. La riconferma nel 2020 di colui che viene considerato "l'ultimo dittatore di Europa" nel 2020 aveva scatenato un'ondata di proteste nel Paese, repressa dalle autorità con arresti di massa e censure dei media e dell'attività delle ONG. Anche in occasione di questo voto ci sono state contestazioni, circa 800 persone sarebbero state arrestate.
Con la modifica costituzionale, scompare anche l'obbligo per la Bielorussia di rimanere una "zona denuclearizzata", come lo è stata dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Questo aprirebbe almeno teoricamente le porte alla presenza di armi nucleari russe nel Paese, che confina con Polonia, Lituania e Lettonia, oltre che con l'Ucraina.
La Bielorussia non partecipa attivamente al conflitto ucraino ma è dal suo territorio che la Russia ha aperto uno dei fronti in direzione di Kiev. Ed è in Bielorussia, a Gomel, che si tengono dalle 10 di questo lunedì mattina i negoziati fra una delegazione russa e una ucraina.





